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CI MANCAVA PURE BERLUSCONI

Alé: il PdL è ai minimi termini e il suo azionista di stramaggioranza si riprende il giocherello

Il PdL con Alfano e senza Silvio? Praticamente un comprimario di seconda fascia: tra l’8 e il 12 per cento, ammesso che le propensioni generiche si traducano in voti effettivi.

Il PdL con Alfano candidato premier e Berlusconi presidente del partito? Si salirebbe d’un balzo, sempre in teoria, a valori compresi tra il 17 e il 21.

Ed eccoci al gran finale: se il PdL recuperasse il suo slancio iniziale, e se a guidarlo alle Politiche del 2013 ci fosse il suo padre-padrone, il consenso potrebbe tornare a ridosso del 30 per cento.

Sarebbero questi dati, emersi dai ripetuti sondaggi effettuati da Euromedia Research a partire dallo scorso febbraio, ad aver convinto Berlusconi a rimettersi in lizza. Il ritorno a Palazzo Chigi resta forse improbabile, ma non è più impossibile.

E la ragione, come al solito, è il desolante quadro degli altri partiti e degli altri (cosiddetti) leader. Nel grigiore generale il vecchio capocomico continua a rifulgere assai più dei suoi avversari. Benché il suo repertorio sia logoro, e indigesto alle persone evolute, gli allocchi non mancano.

Sono quelli che sognano il liberismo gaudente in stile Mediaset. Quelli che confidano nella pronta eliminazione dell’Imu. Quelli che non si chiedono come mai Berlusconi abbia ceduto il passo a Monti: e continui puntualmente, al di là delle invettive di facciata, a sostenerlo per filo e per segno.

 

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