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LA MICCIA DELLO SPREAD, IL FUOCO DELL’FMI

Btp al 6 per cento, a conferma che non saranno i viaggetti negli Usa di Monti a rabbonire i mercati

Contrordine: tempo un paio di giorni ed è già andata a farsi benedire la versione, assai ottimistica, secondo cui i mercati avevano ignorato l’abbassamento del rating italiano decretato tra giovedì e venerdì da Moody’s.

Oggi, infatti, lo spread è arrivato vicinissimo ai 500 punti base e, come se non bastasse, la situazione viene considerata assai problematica non soltanto in Italia, e in Europa, ma a livello planetario.

Il Fondo Monetario Internazionale, che per sua natura esalta la propria funzione di finanziatore/regolatore nelle fasi di crisi, si precipita a fare quello che fa abitualmente: utilizzare le difficoltà altrui come strumento di pressione. Della serie: o mangi questa minestra (avvelenata) o salti dalla finestra (già spalancata).

I toni, come si conviene a chi agita lo spauracchio che gli fa comodo, sono angosciosi – e angoscianti. «Il tempo sta per finire, è ora di agire», proclama Josè Vinals, responsabile del Dipartimento mercati. E la relazione estiva del Fondo paventa il peggio: «se le condizioni economiche dovessero continuare a deteriorarsi, potrebbero essere usate misure non convenzionali».

«Non convenzionali» come chiudere le Borse e fermare finalmente, una volta per tutte, la speculazione?

Non proprio, purtroppo. Non proprio.

 

NAPOLITANO IL CENSORE

Moody’s: a danno dell’Italia, ma a favore di Monti