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LA SICILIA SULL’ORLO DEL CRAC

Monti mette nero su bianco il rischio default e sollecita a Lombardo la conferma delle dimissioni

Gli Usa hanno avuto il Minnesota, che ha ufficializzato il fallimento nell’estate 2011.

Noi italiani potremmo avere il primo caso analogo con la Sicilia. Che non è proprio uno Stato a sé, ma che in quanto regione autonoma ha goduto finora di amplissimi margini di indipendenza. Col risultato, notissimo già da tempo, di accumulare sprechi enormi e di ogni tipo, che oltre a condurre al dissesto attuale sono serviti ad alimentare il clientelismo e a favorire la mafia.

Un andazzo palesemente insostenibile, nel lungo periodo, che ora è arrivato al capolinea a causa della crisi generale. Finita la fase di espansione illimitata del debito pubblico, la carenza di risorse costringe a intervenire a livello sia centrale che locale. In entrambi i casi, però, l’approccio non è etico. È puramente contabile. O subdolamente speculativo.

A coordinare le operazioni, quindi, è per forza di cose Mario Monti. Che scrive al governatore Lombardo e gli chiede, o gli ingiunge, di confermare le dimissioni previste per il prossimo 31 luglio. Nella nota si legge che «le soluzioni che potrebbero essere prospettate per un'azione da parte dell'esecutivo non possono non tener conto della situazione di governo a livello regionale ma anzi devono essere commisurate ad essa, in modo da poter utilizzare gli strumenti più efficaci e adeguati».

Insomma, tira aria di commissariamento. O se preferite di “governo tecnico”. Sia come sia, roba da far tremare i polsi, soprattutto visti i dati odierni sulla povertà in Italia. E specialmente nel Meridione.

Rassegna stampa di ieri (17/07/2012)

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