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Iran, prove di rappresaglia

Teheran manda un chiaro messaggio ad Israele e agli Stati Uniti predisponendo esercitazioni missilistiche in contemporanea con l’incontro del gruppo 5+1 (membri permanenti del Consiglio di sicurezza e Germania) che si terrà in Turchia martedì prossimo, sulla vexata quaestio dell’atomo iraniano.

Non solo l’Iran continua a sostenere che il suo programma nucleare è esclusivamente civile e quindi ha pieno diritto di portarlo avanti, ma risponde a sanzioni e minacce mostrando la capacità di rappresaglia dei missili balistici Shahab-3 che, con i loro 2000 chilometri di autonomia, sono in grado di colpire Israele.

Le dichiarazioni della Guardia Rivoluzionaria sono esplicite: «Risponderemo in modo deciso ad ogni aggressione» e l’intenzione è di colpire le basi da cui partirà l’eventuale raid anti Iran. Per rendere ancora più realistica la controminaccia, per le esercitazioni è stata ricostruita, nel deserto del Kavir, una finta base USA, del tipo di quelle presenti in Afghanistan e nella penisola araba, per farle fungere da bersaglio ai missili.

Il braccio di ferro fra Teheran e Tel Aviv, sulla questione del nucleare, assume caratteristiche di escalation sempre più preoccupanti. Fino ad ora siamo ancora al confronto fra bulli che si minacciano e provocano reciprocamente, ma se qualcuno dovesse decidere di passare all’azione è sempre più chiaro che non si tratterà di un piccolo raid, ma di un atto di guerra in grado di scatenare un conflitto regionale che facilmente, data la sempre più precaria situazione mediorientale, potrebbe estendersi a macchia d’olio.

(fm)

 

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