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MARIO MONTI’S AUTOSPOT

Il premier sostiene che «la fine del tunnel si avvicina». Grazie a lui, naturalmente

Non sembra proprio la giornata ideale per farlo, visti i dati sulla disoccupazione record che in Italia sale a 2 milioni e 800mila e, quindi, al 10,8 per cento.

Eppure Mario Monti lo fa: dichiara che la crisi «è un tunnel, ma la fine sta cominciando a illuminarsi». E tra quelli che ne hanno il merito – questi nostri benemeriti “Lampionai del 21esimo secolo” – c’è ovviamente pure lui.

A preoccuparlo, perciò, non sono tanto le turbolenze tuttora in atto, ma quello che potrebbe accadere una volta che lui se ne fosse andato da Palazzo Chigi. I partiti, si sa, sono ancora troppo litigiosi, e non assicurano sufficienti garanzie di proseguire sulla retta via. Che, guarda caso, è quella tracciata dal governo attuale. Ossia da lui medesimo, SuperMario Nostro.

Tuttavia, una speranza c’è. Racchiusa nel seguente pistolotto: «Se continuando nella prova di responsabilità che per lo più è stata data, i partiti, accogliendo il monito forte del Capo dello Stato, facessero presto la riforma elettorale, si accingessero a mettere a fuoco i loro programmi e a rendere esplicito in che senso vogliono attenersi a una continuazione di una linea europea, di disciplina e di riforme strutturasi, o invece divaricare rispetto a questa linea, tutti questi sarebbero elementi utili per i mercati e per i cittadini italiani».

Insomma: siamo in cammino nelle tenebre e bisogna proseguire la marcia. Uniti, disciplinati, convinti. E quasi entusiasti, specialmente adesso che il capo scout inizia a vedere la luce, là in fondo.

Dove poi conduca il tunnel, ce lo farà sapere in seguito. Forse.

AGOSTO A OCCHI BENE APERTI

London Calling… un cazzo!