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Assad: «In Siria terrorismo settario»

Alla fine ci siamo arrivati. Il presidente siriano ha accusato Erdogan di aiutare il terrorismo antiregime – nulla di nuovo sin qui: è noto che la Turchia sostiene e dà asilo ai ribelli siriani – ma ha ufficializzato una chiave di lettura importante che può aprire uno squarcio sul velo di silenzio steso su uno dei fondamentali motivi della rivolta e del vigoroso sostegno che le viene assicurato sia da Ankara che da Riad.

Il dittatore siriano ha, infatti, esplicitamente parlato di sostegno turco alla violenza “settaria”, ossia di guerra di religione: Erdogan agirebbe per «istinti settari» in quanto la Turchia è un paese sunnita, ed egli è a capo di un partito confessionale, anche se attualmente lungi dall’essere radicale o fondamentalista, mentre il cuore dell’amministrazione Assad e il suo esercito sono alauiti, una “confessione” molto simile a quella sciita.

Le parole del Presidente sono le prime esplicite accuse che confermano quanto viene negato, ma da noi sostenuto da tempo, cioè che fra i musulmani è in corso una guerra di religione: l’insurrezione siriana non è avvenuta, almeno in via principale, per sete di libertà, ma per un regolamento di conti interno all’Islam, che è andato a coincidere con le mire espansionistiche turche e saudite.

Questo non può giustificare l’operato sanguinario dei Assad, tuttavia mostra quali sono le reali motivazioni del mondo arabo che chiede la sua testa. Quelle degli occidentali sono molto più pragmatiche, ma il pragmatismo dovrebbe anche far riconoscere che la rinascita sunnita, una volta vittoriosa sugli sciiti, potrebbe essere tentata di espandersi oltre i confini del conflitto regionale.

(fm)

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