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FAREMO… DISFEREMO… CRESCEREMO, FORSE

Il governo sforna la sua agenda. Unica certezza: il compiacimento di Monti & C. per la deriva liberista

Nove ore di riunione, da parte del Consiglio dei ministri, e al termine arriva un lungo documento in cui l’espressione chiave è “finalizzato a”. Che è un modo elegante, o ipocrita, per dire che di sicuramente efficace c’è poco o niente, e che gli effetti positivi restano tutti da verificare.

Con ogni probabilità, d’altronde, il testo era già stato scritto prima dell’incontro-fiume, quantomeno nelle sue linee essenziali, e il prolungarsi della seduta serviva come messa in scena, per fare sfoggio di un grande sforzo di elaborazione collettiva. E l’esito conclusivo è appunto all’insegna di quello che già era emerso in precedenza: la priorità sono i tagli alla spesa pubblica, per poter pagare gli spaventosi interessi sul debito, e l’unica strategia per la crescita è affidarsi all’iniziativa privata.

Come ha osservato persino Bersani, che nel sostegno a Monti è secondo solo a Casini, «È stato un Consiglio dei ministri più di intenzioni, alcune anche molto buone, che di decisioni: mi permetto di raccomandare molta concretezza».

Il segretario Pd abbonda con lo zucchero, a conferma del suo solito ossequio ai “tecnici” imposti al Paese da Napolitano, ma almeno questo l’ha dovuto rilevare: molto fumo e poco arrosto, ai fini del rilancio economico. Gli aspetti sostanziali sono altrove, e vanno cercati con attenzione nelle pieghe del documento completo (qui): che si fregia del titolo “Obiettivo crescita” e che però dimostra come a crescere – alla stregua di un tumore maligno – siano soltanto la supponenza del governo e la sua sottomissione alla finanza internazionale di matrice Usa.

Vedi questo passaggio (in cui il grassetto è nell’originale): «L’azione di riforma di questi mesi ha raccolto il giudizio favorevole da parte delle principali istituzioni internazionali, dall’OCSE al Fondo Monetario internazionale, e della Commissione europea».

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