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DRAGHI & SPREAD: I MEDIA IN AFFANNO

Mercati sottosopra dopo il discorso del capo della Bce. E i commentatori si arrampicano sugli specchi

Ci riferiamo soprattutto all’Italia, naturalmente.

Vietato parlare male di Draghi, visto che lui è il cuginetto di Monti e che entrambi ci tengono in pugno, per cui bisogna negare l'evidenza pur di giustificarlo. Anzi di assolverlo. Anzi di lodarlo.

Stavolta, però, l’impresa è particolarmente difficile. Di più: praticamente impossibile. Il discorso tenuto ieri dal presidente della Bce, infatti, è stato accolto malissimo dalle Borse: listini a picco e spread alle stelle. Se l’intento era quello di rassicurare i dubbiosi, e dissuadere gli speculatori che stanno scommettendo sul crollo dell’euro, l’obiettivo è stato completamente fallito.

Draghi è sprofondato nelle oggettive contraddizioni fra la sua linea, che è poi la stessa di Washington, e quella tedesca. Nelle dichiarazioni di apertura ha ribadito la volontà di “fare di tutto” per salvare la moneta unica, ricorrendo anche a «misure non convenzionali». Rispondendo ai giornalisti, invece, è stato costretto a riconoscere che tali misure sono ancora tutte da definire, sia nella loro natura che, ancora peggio, nella loro tempistica.

Il succo è che non sarà la Bce, a sostituirsi ai singoli Paesi. Niente acquisto diretto dei titoli pubblici e interventi subordinati alla richiesta da parte dei governi nazionali di utilizzare il Fondo “salva Stati”. In pratica, un rinvio a data da destinarsi.

L’apoteosi del “qui lo dico e qui lo nego”. Come un politicante qualsiasi.

 

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