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SIRIA: SIA BENVENUTO IL FORFAIT DI ANNAN

L’abbandono indica una crisi nell’Onu. Meglio così, vista la sua natura fintamente democratica

Il dissidio è noto da tempo: gli Usa e i suoi alleati mirano a criminalizzare Assad, spianando la strada a un intervento armato in Siria, mentre la Cina e soprattutto la Russia spingono per una soluzione negoziata.

Trattandosi di tre dei cinque Stati che detengono il diritto di veto all’interno del Consiglio di sicurezza dell’Onu, l’impasse è praticamente insolubile. E per una volta proprio quello stesso diritto si ritorce contro Washington, che finora ne ha usato e abusato. Sia a suo vantaggio che a favore di Israele.

Kofi Annan ha tentato in ogni modo di superare questa situazione di stallo, ma ora ha deciso che a fine agosto rinuncerà all’incarico. La mancanza di accordo tra le massime potenze mondiali gli ha impedito di ricevere «tutto il sostegno» di cui avrebbe avuto bisogno per imporre una tregua sia al governo in carica che agli insorti.

Questo fallimento, però, potrebbe non essere un segnale negativo, al di là della guerra civile che si è ormai scatenata in Siria. Considerato che l’Onu è un ente fintamente democratico, le sue decisioni violano in maniera inaccettabile la sovranità delle singole nazioni.

La “pace” che si pretende di imporre in giro per il mondo, infatti, è in realtà la “pax” voluta dalle poche superpotenze che tirano i fili. Adesso che quei fili si sono stretti in un groviglio inestricabile, la finzione appare – o dovrebbe apparire – più che mai evidente.


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