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Il Pakistan inventa la "blasfemia passiva"

Il Pakistan è tristemente noto per applicare con estremo rigore i dettami musulmani sulla blasfemia, ricordiamo il caso di Asia Bibi, condannata a morte, su testimonianze dubbie,  per aver osato comparare Cristo a Maometto e che, salvata dalla forca dalla mobilitazione internazionale, è in carcere da tre anni. Questa volta, però, ha passato il segno della repressione, ma non ci riferiamo al caso della quattordicenne, mentalmente disabile, arrestata per blasfemia, ma poi rilasciata su cauzione, e che dovrà affrontare il processo, anche se il suo accusatore, un Iman, è stato arrestato perché aveva manipolato le prove affinché ci si sbarazzasse dell’infedele: ci riferiamo al mostro giuridico di quella che possiamo chiamare blasfemia passiva

(nel Quotidiano)

 

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