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Sallusti: una condanna, meglio, un metodo, da cambiare

Il personaggio è quello che è, ma che si tratti di lui è accidentale. Nella condanna a 14 mesi di carcere che gli è stata inflitta, perché da direttore responsabile di Libero non aveva impedito la pubblicazione di un articolo che esprimeva delle semplici opinioni ma che i giudici hanno ritenuto diffamatorio, c’è molto di più e di ben più grave della disavventura giudiziaria di un singolo giornalista, che peraltro ci è odioso.

C’è l’assurdità di una normativa che è congegnata in modo tale da potersi trasformare in ogni momento in una tagliola, da far scattare ai danni della stampa. E, quindi, della piena libertà di informazione e di critica. 

di Federico Zamboni (nel Quotidiano)

 

SUVVIA, UNA MANO ALLA FIAT

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