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Egitto e Tunisia a due anni dalle rivolte

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Intervista a Rosita Di Peri, docente di Storia del Medio Oriente presso la Facoltà di Scienze Politiche dell’Università degli Studi di Torino

rivolte arabe 20130117

di Anna Lami - Megachip

Le rivolte arabe iniziate nel dicembre 2010 in Tunisia ed Egitto hanno avuto un carattere di rivendicazione sociale a richiesta di maggior democratizzazione e trasparenza politica. Dopo la fase in cui sembravano prevalere istanze laiche e progressiste, nelle prime elezioni libere tanto in Tunisia quanto in Egitto hanno vinto forze confessionali che avevano tenuto un profilo defilato nelle mobilitazioni di piazza. Come mai a suo avviso c’è stata questa evoluzione?

Se guardiamo alla natura dei regimi che hanno dominato buona parte del mondo arabo prima dello scoppio delle proteste della cosiddetta ‘primavera araba’, possiamo notare un comune denominatore, ossia la messa al bando dei movimenti islamisti. Un elemento che ha radici risalenti al periodo della costruzione dello stato nel mondo arabo, ossia il periodo post coloniale. In quell’epoca l’ideologia dominate fu prevalentemente quella nasserista di stampo socialisteggiante che, pur riconoscendo un ruolo importante all’Islam dal punto di vista socio-culturale, marginalizzò e mise al bando movimenti e partiti politici che ad esso si ispiravano.

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