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Clandestinità: Grillocaos

Nuovo corto circuito, tra Grillo e i parlamentari del M5S. E a questo punto dovrebbero capirlo anche i più ottusi: il problema non è (solo) nell’indisciplina dei singoli eletti ma, per rimanere nella metafora elettrica, nell’impianto complessivo. Che evidentemente è stato allestito in tutta fretta e senza andare tanto per il sottile, connettendo i cavi alla meno peggio e infischiandosene dei possibili, anzi prevedibili, errori di collegamento. 

Nel caso specifico il tema è quello dell’immigrazione e, più in particolare, del reato di clandestinità previsto dalla Bossi-Fini. I senatori Maurizio Buccarella e Andrea Cioffi, “portavoce” del MoVimento in commissione Giustizia, hanno presentato di loro iniziativa un emendamento per sopprimere la norma, scatenando le ire dello stesso Grillo. Il quale, con un certo ritardo, ha pubblicato oggi un post (qui), firmato anche da Casaleggio, in cui si rigetta completamente quella posizione e la si liquida come una sortita «del tutto personale». 

Sarà. Ma si tratta comunque dell’ennesima conferma di quanta confusione vi sia all’interno del M5S. Una confusione che d’altronde è inevitabile, visto che a tutt’oggi non è mai stato chiarito se il MoVimento abbia o non abbia dei contenuti precisi e inderogabili, a cominciare da una propria visione dell’economia, o se invece si proponga come semplice megafono di una parte della popolazione. 

Un’ambiguità che diventa sempre più evidente e imperdonabile, e che riemerge puntualmente anche in quest’ultimo intervento dei due leader: «Sostituirsi all'opinione pubblica, alla volontà popolare è la pratica comune dei partiti che vogliono “educare” i cittadini, ma non è la nostra». E ancora: «Se durante le elezioni politiche avessimo proposto l'abolizione del reato di clandestinità, presente in Paesi molto più civili del nostro, come la Francia, la Gran Bretagna e gli Stati Uniti, il M5S avrebbe ottenuto percentuali da prefisso telefonico» (qui).

Messa così, è solo marketing elettorale. Oppure è un’allucinazione: quella di credere che la maggioranza dei cittadini abbia già aperto gli occhi sugli inganni del sistema dominante, o che sia prossima ad aprirli, per cui la “rivoluzione” sarebbe dietro l’angolo. Il M5S dà la parola al malcontento diffuso, e tendenzialmente superiore al fatidico 50 per cento dei votanti, e il gioco è fatto. Via i partiti preesistenti, con in testa il Pd e il Pdl, ed ecco pronta la nascita di una Terza repubblica rigenerata in lungo e in largo. 

Su quali valori e con quali obiettivi, si vedrà. Il popolo è sovrano e il popolo deciderà di testa sua. E se poi si dovesse scoprire che purtroppo ha le idee quanto mai confuse e omologate al liberismo galoppante, a causa degli svariati decenni di manipolazione collettiva, pazienza. Grillo e Casaleggio, a quanto dicono, si accontentano di portare le comparse in primo piano: sulla natura di ciò che andrà in scena, a quanto sembra, preferiscono non pronunciarsi.

“Uno vale uno”, olé.  

 

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