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Colera ad Haiti: l’Onu sotto accusa

Nonostante sia una battaglia persa in partenza, gli abitanti di Haiti chiedono a gran voce la testa dell’Onu, accusandola di essere responsabile della grave epidemia di colera dilagata nell’isola nell’ottobre 2010. E sono determinati ad andare fino in fondo.

I familiari delle vittime, rappresentate da un team di avvocati, hanno infatti presentato una denuncia ad una corte di New York. Lo ha annunciato con un comunicato l’Institute for Justice and Democracy in Haiti (Ijdh), con sede a Boston, che  reclama 100.000 dollari per ogni decesso e 50.000 per ogni contagiato. La gravissima epidemia ha provocato fino a oggi 650.000 contagi e 10.000 decessi.

Il Palazzo di Vetro, che nega ogni colpa, ha respinto il 21 febbraio scorso la richiesta di risarcimento in base alla sezione 29 della Convenzione sui privilegi e le immunità delle Nazioni Unite. Inoltre, secondo un gruppo di esperti nominati da Ban Ki Moon, è impossibile determinare con precisione l’origine della malattia.

La tesi difensiva è stata però smentita dal Center for Disease Control and Prevention (Cdc) di Atlanta e da uno studio della prestigiosa università statunitense di Yale che hanno confermato la responsabilità dei caschi blu nepalesi della Minustah, la missione di stabilizzazione dell’Onu presente dal 2004 ad Haiti. Secondo queste ricerche i peacekeepers, che sono stati accusati anche di altri crimini, come ad esempio lo stupro, hanno introdotto il bacillo dalla base di Mirebalais, sul fiume Artibonite, che ha contribuito alla massiccia e veloce propagazione.

Ancora oggi nell’isola caraibica si muore di colera. E ci sono nuovi casi di contagio. A distanza di tre anni dal terremoto migliaia di sfollati continuano a vivere nelle tende dei campi profughi, in condizioni disumane, facilitando il persistere dell’epidemia.

Gli aiuti promessi dalla comunità internazionale all’indomani del sisma che devastò nel 2010 l’isola non sono mai arrivati. O meglio, circa il 66% delle “generose donazioni” non sono state investite per la gente di Haiti, ma per il funzionamento delle organizzazioni che hanno “invaso” il Paese e speculato sulla tragedia. Alcune hanno deciso di comprare fuoristrada da 40-50 mila dollari. E il 20% di queste donazioni è stato speso per pagare il personale delle organizzazioni.

(f.d.)

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