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Mugabe all’Ue: “Voglio sviluppare relazioni d’affari”

Il presidente dello Zimbabwe, Robert Gabriel Mugabe, noto per le sue uscite esuberanti, è tornato a far parlare di sé. Durante un incontro privato con gli ambasciatori europei, ha chiesto a gran voce la sospensione delle sanzioni, imposte nel 2002 da Gran Bretagna e Stati Uniti che hanno mal digerito le sue politiche anti-imperialiste e la sua amicizia “esclusiva” con la Cina.

«Io non voglio venire in Francia per una visita romantica. Non voglio le vostre donne. Desidero sviluppare relazioni d’affari», ha detto il vecchio leone zimbabwese al nuovo ambasciatore francese. «Lasciate che i nostri fiori arrivino in Olanda» e «i nostri legumi in Danimarca» ha continuato, rivolgendosi agli ambasciatori olandesi e danesi. «Vogliamo la revoca delle sanzioni economiche per esportare la nostra carne bovina in Europa».

Dopo anni di dissapori, Mugabe porge l’altra guancia all’Unione Europea che sta valutando il da farsi. A porre il freno è la Gran Bretagna, che nutre ancora un forte risentimento nei confronti del presidente zimbabwese e della sua riforma agraria per effetto della quale i latifondisti britannici, che detenevano il 70% delle terre coltivabili, sono stati costretti a consegnare i loro terreni alla popolazione locale. Riforma che è stata avviata dopo anni di tentativi (falliti) del capo di Stato dello Zimbabwe allo scopo di mantenere rapporti pacifici con l’ex potenza coloniale. Nel primo decennio di potere, Mugabe lasciò inalterato l’inquadramento bianco dell’esercito, mantenendo al loro posto gli agenti bianchi dei servizi di informazione e di sicurezza. Inoltre, accettò di inserire dei ministri bianchi nel suo governo e venti seggi parlamentari vennero riservati ai bianchi. Nonostante tutto questo, però, il tentativo di riconciliazione fallì miseramente, anche di fronte all’ostilità inglese. I britannici, infatti, finanziati dalla comunità del Sudafrica, tentarono più volte di togliere di mezzo Mugabe finanziando i suoi oppositori politici, tra cui Morgan Tsvangirai, uscito sconfitto dalle elezioni di luglio. La riforma agraria arrivò solo nel 2000. Anche in quell’occasione, il governo zimbabwese cercò la mediazione proponendo ai latifondisti britannici di acquistare lui stesso le fattorie ad un prezzo negoziato. Di fronte al rifiuto di questi ultimi, Mugabe irrigidì poco a poco le sue posizioni e alla fine decise di mandarli via rimborsando niente altro che le infrastrutture che essi stessi avevano costruito. Da quel momento, la Gran Bretagna avviò una campagna diffamatoria contro il capo di Stato dello Zimbabwe che dura tutt’oggi.

Sulla figura di Mugabe molto si è detto. Chi lo descrive come un “dittatore” e chi come “un patriota”. Chi lo paragona ad un cocktail formato da “Robert il diavolo” e dall’ “arcangelo Gabriele”. Anche l’ambasciata Usa, in alcuni recenti dispacci pubblicati da Wikileaks, ammette che ci sono due Mugabe: il “vecchio pazzo” che tiene un giovane aiutante inginocchiato ai suoi piedi durante gli incontri di alto livello e che lo aiuta a lavarsi le mani in una bacinella di argento; l’altro è invece il presidente ancora in perfetta forma fisica, nonostante i suoi 89 anni d’età, mentalmente attivo e “affascinante”, che ha il pieno controllo dello Zimbabwe.

La combinazione dei due personaggi rendono Mugabe un presidente fuori dal comune e un enigma per le diplomazie di mezzo mondo.

 

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