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A rapporto da Obama: Enrico Letta a Washington

«Essere ricevuti alla Casa Bianca equivale oggi, in Occidente, a quello che un tempo significava essere ammessi a corte», ha scritto giustamente il giornalista Manlio Dinucci in un articolo pubblicato dal quotidiano Il Manifesto.

Che l’Italia fosse uno Stato satellite dell’Impero statunitense già si sapeva, pertanto l’incontro di oggi a Washington tra Enrico Letta e Barack Obama è sintomatico. Tra i due c’è una reciproca stima, hanno la stessa visione del mondo, entrambi sono conservatori nella misura in cui vogliono preservare lo “status quo” e portare a compimento il progetto globale libero-scambista e imperiale.

Il presidente afro-americano – appena uscito dal “rischio default” grazie alle votazioni al Senato e alla Camera dei rappresentanti che hanno portato ad un accordo tra i due partiti per alzare il tetto al debito quanto basta per coprire gli impegni di cassa fino a metà gennaio – ha messo sul tavolo dell’incontro con il premier italiano due tematiche fondamentali. Prima fra tutte il progetto, sostenuto dal think tank Transatlantic Policy Network (Tpn), che prevede la costruzione di un grande mercato transatlantico nel quale prevarrebbe il diritto statunitense su quello europeo. Dopodiché è stato affrontato il tema legato alla Nato, che ruota intorno alla candidatura di Franco Frattini come segretario generale, e agli interessi nordamericani in Italia - dal sistema satellitare Muos all’acquisto degli F-35, passando per le basi militari a stelle e strisce presenti sul territorio italiano – fino ad arrivare alla partecipazione dell'Italia alle “missioni di pace” nell’area nordafricana e mediorientale.

Visti gli argomenti, non è difficile individuare la direzione di marcia e i punti di arrivo.  

S.C

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