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Londra. I diritti umani non piacciono ai Conservatori

Nella campagna elettorale conservatrice in vista delle politiche britanniche del 2015 il tema principe è ormai l’antieuropeismo. E a cascata gli argomenti che più fanno presa sull’elettorato orientato a destra: l’immigrazione e i diritti umani visti nell’ottica delle limitazioni a entrambi i settori. Si tratta di questioni strettamente legate al rapporto tra la Gran Bretagna e l’Unione europea. Il primo perché, come descritto in un precedente articolo, l’Ue impedisce di introdurre limitazioni al godimento di benefit sociali da parte dei migranti con passaporto europeo. Il secondo perché coinvolge la Cedu, la Convenzione europea sui diritti umani, recepita nello Human Rights Act britannico del 1998 voluto dall’allora governo Laburista. Risale al marzo scorso il primo passo verso la sollecitazione degli istinti antieuropei dell’elettorato conservatore nell’ambito dei “diritti umani”, quando il segretario alla Giustizia Chris Grayling aveva annunciato l’intenzione dei Tories di abolire lo Human Rights Act in caso di vittoria alle prossime elezioni. Era l’indomani della prima imbarazzante sconfitta elettorale ad opera dell’euroscettico e anti-immigrazionista UKP (nel voto locale in Eastleigh i Tories si erano piazzati terzi dopo il partito di Nigel Farage) e Grayling era corso subito ai ripari lanciando quella che poi si è rivelata ben più di una provocazione, affermando che sarebbe «inconcepibile» che il prossimo manifesto elettorale dei Conservatori non prevedesse alcun impegno per rivedere la legge sui diritti umani in caso di vittoria. «Abbiamo bisogno di un ruolo drasticamente ridotto per la Corte europea dei diritti dell’uomo nel Regno Unito», aveva dichiarato il segretario britannico alla Giustizia. Alcuni conservatori di spicco - tra cui il ministro degli Interni Theresa May – avevano invece parlato addirittura della totale uscita dalla Convenzione europea sui diritti umani giudicando evidentemente poco incisivo anche il drastico ridimensionamento proposto da Grayling. A maggio i timori dei Conservatori sulla crescita del consenso per il partito di Farage si sono materializzati nel risultato delle elezioni amministrative che ha confermato il gradimento dell’elettorato per l’UK Independence Party, che supera a destra il partito di Cameron. Così le polemiche su Europa, immigrazione e diritti umani sono tornate al centro dello scontro politico britannico. A luglio il governo britannico ha segnato un punto a suo favore ottenendo, dopo anni di battaglie legali e scontri con Strasburgo, l’estradizione in Giordania di Abu Qatada, al secolo Omar Mahmoud Mohammed Othman, definito il braccio destro di Osama bin Laden in Europa. L’uomo, un predicatore, ottenne asilo nel Regno Unito nel 1994, ma trascrizioni dei suoi sermoni vennero trovati in un appartamento nella città tedesca di Amburgo usato da personaggi coinvolti negli attacchi al World Trade Center. Nel 1999 venne condannato a morte, pena poi commutata nell’ergastolo, dalla giustizia giordana, che ne chiese l’estradizione. Abu Qatada si era opposto sempre con successo ai numerosi tentativi di espulsione portati avanti da diversi governi, il caso era rimasto in fase di stallo a causa dell’opposizione della Corte europea dei diritti dell’uomo alla deportazione con la motivazione che ad Amman avrebbe dovuto affrontare un processo basato su prove ottenute con la tortura. A maggio di quest’anno il predicatore ha accettato che il suo diritto a un processo equo in Giordania venisse garantito da un accordo tra la Gran Bretagna e il regno hashemita, così l’8 luglio è stato messo su un volo per Amman. Londra, insomma, ha bypassato la Corte di Strasburgo e lo ha fatto mettendo a segno un risultato importante in un momento storico nel quale oramai la maggioranza dei britannici guarda quantomeno con sospetto all’Unione europea e a quelli che vengono percepiti come fastidiosi lacci alla libertà d’azione del governo di Londra. Il Segretario britannico alla Giustizia, Chris Grayling, quello cha a marzo aveva aperto la questione ha cavalcato il risultato dichiarando che «un futuro governo conservatore forte di una maggioranza apporterà grossi cambiamenti alle leggi sui diritti umani».

L’artefice degli accordi con Amman, la conservatrice ministro dell’Interno Theresa May, lo scorso 30 settembre, forte della vittoria non solo “contro” Strasburgo ma anche contro i Laburisti e il nuovo rivale diretto Ukip, è tornata sull’argomento affermando che i Tories potrebbero rottamare lo Human Rights Act se la legge non cambierà viste le difficoltà incontrate da Londra nella deportazione di Abu Qatada. E in questi giorni, come è tipico nel dibattito politico britannico, arriva un report che mette nel mirino Strasburgo e l’Human Right Act. La relazione è stata data alla luce da uno dei più influenti think tank conservatori, il Policy Exchange e firmata da due ex militari ora consulenti, il britannico Tom Tugendhat e la statunitense Laura Croft. La conclusione è che l’attuale «intenso assalto legale» alle forze armate britanniche potrebbe avere «conseguenze catastrofiche» per la sicurezza della nazione. Intitolato “The fog of law” (Le nebbie della legge) il rapporto punta il dito sullo Human Rights Act e mette sotto accusa la sempre più crescente prassi di applicare le norme civili alla condotta militare di fronte ai tribunali come un rischio per le forze armate del Regno Unito. L’arma principale usata nella sfida legale contro i militari britannici sarebbe, guarda caso, la Convenzione europea su Diritti umani, che dà a chiunque si ritenga danneggiato la possibilità di appellarsi direttamente alle corti nazionali. Quest’anno la Corte Suprema ha stabilito che le truppe di sua maestà rimangono sottoposte alla giurisdizione del Regno Unito, e quindi allo Human Rights Act, anche quando sono dispiegate all'estero in servizio attivo. Gli autori del rapporto affermano quindi che a lungo andare questo, «slittamento legale» potrebbe «indebolire in modo catastrofico il Regno Unito» e che non passerà molto tempo prima che un potere straniero o anche forze combattenti inizino a patrocinare azioni legali per paralizzare le forze del Regno Unito. Catastrofismo ad uso e consumo dell’elettore britannico che il colonnello Tugendhat ha esplicitato in modo ancor più incisivo in una intervista alla Bbc: «Il fatto è che l’applicazione della Convenzione europea sui diritti umani attraverso lo Human Rights Act vuol dire che, ora, giudici europei stranieri da Russia, Moldavia, Francia, Italia possono giudicare su ordini dati da comandanti britannici a soldati britannici in operazioni in tutto il mondo». Antieuropeisti di tutto il Regno unitevi, e votate i Tories.

Alessia Lai

 

 

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