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Inviato Onu nel Sahara occidentale. Disordini e dialogo

Durante la visita di Christopher Ross, emissario delle Nazioni Unite per il Sahara Occidentale, ci sono stati violenti scontri tra la polizia e i manifestanti ad El Ayun, la più grande città dell’ex colonia spagnola. Due le versioni sull’accaduto. Secondo le autorità marocchine, citate dall’agenzia marocchina MAP, cinque agenti sono rimasti feriti «in atti di vandalismo e di violenza» commessi da «circa 400 persone che hanno intenzione di disturbare la visita» di Christopher Ross. I manifestanti avrebbero «tentato di manifestare in diverse parti della città di El Ayun e hanno usato pneumatici in fiamme per innalzare posti di blocco». «Le forze di polizia hanno dimostrato responsabilità e moderazione» ha assicurato la prefettura marocchina.

Diversa la ricostruzione dei fatti fornita dal Fronte Polisario, che da anni lotta per l’indipendenza del Sahara Occidentale, e dall’Associazione marocchina per i diritti umani (Amdh), che ha redatto una relazione su questi incidenti. Secondo il presidente dell’Amdh, «i poliziotti in borghese hanno impedito con l’uso della violenza i raduni». «Dozzine di persone sono rimaste ferite e ricoverate in ospedale ad El Ayun».

Non sarebbe la prima volta che le forze di sicurezza marocchine reprimono con la forza le manifestazioni pacifiche dei sahrawi, che vivono da vent’anni in difficili condizioni umanitarie.

L’ultimo episodio eclatante risale a tre anni fa, l’8 Novembre del 2010, quando i militari marocchini hanno smantellato con l’uso della forza il campo profughi di Gdin Izik, alle porte di El Ayun, uccidendo decine di persone e arrestandone centinaia.

Inserito dal 1964 nella lista dei territori non autonomi e quindi idoneo per l’attuazione della risoluzione 1514 dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite - che prevede la concessione dell’indipendenza ai Paesi e ai popoli coloniali -  il Sahara Occidentale è l’ultima colonia in Africa, “occupato” dal Marocco dal 1975. Le autorità marocchine  si sono dette favorevole a concedere un’autonomia amministrativa. Nulla di più. Per Rabat il Sahara Occidentale – ricco di fostati  e strategico per la pesca - è infatti un “territorio marocchino”. Una presa di posizione che ha portato ad un punto morto i colloqui che sono in corso da circa vent’anni, sotto la mediazione delle Nazioni Unite, tra il governo di Rabat e il Frente Popular de Liberación de Saguía el Hamra y Río de Oro.

In questo contesto, rientra la visita dell’emissario delle Nazioni Unite, Christopher Ross, che si è conclusa lunedì e che lo ha portato a El Ayun a Smara. Si tratta della terza visita di Ross nel Sahara Occidentale. Per parecchio tempo, l’emissario dell’Onu è stato considerato “persona non gradita” dal governo di Rabat, che lo aveva accusato di essere «parziale e squilibrato».  Le autorità marocchine non avevano  apprezzato le critiche ricevute dal segretario generale delle Nazioni Unite, Ban Ki Moon, dopo la lettura del rapporto di Ross. In particolare, aveva accusato le autorità marocchine di spiare i caschi blu: «Ci sono indizi che fanno pensare che la riservatezza delle comunicazioni tra la sede del Minurso (ad El Ayun ndr.) e New York, risulti compromessa in almeno un’occasione».  Inoltre, aveva criticato la presenza massiccia di poliziotti marocchini al di fuori del complesso residenziale dell’Onu che «ostacolano» e «controllano» l’ingresso di singoli individui, «scoraggiando i visitatori ad avvicinarsi alla missione». Pertanto la missione Onu «è incapace di esercitare appieno i suoi compiti di controllo, monitoraggio e informazione della pacificazione». Nulla è cambiato da allora…

di Francesca Dessì

 

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