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Costa d’Avorio. Crocevia di ingiustizie e impunità

La legge non è uguale per tutti in Costa d’Avorio. C’è chi commette crimini (stupri, saccheggi, omicidi) e chi li subisce nell’impunità più assoluta. È la legge di chi ha vinto la guerra. È la legge dei pro-Ouattara contro i pro-Gbabgo. Uno scontro che è iniziato dieci anni fa e che si è concluso in un sanguinoso conflitto, che ha causato migliaia di morti, altrettanti mutilati e profughi, cancellato interi villaggi e distrutto l’economia un tempo florida della regina dell’Africa Occidentale.

 La Costa d’Avorio è oggi un Paese ancora in lutto, che piange le sue vittime e che non conosce riconciliazione e giustizia.

È quanto si evince da un rapporto pubblicato martedì dalla Federazione internazionale delle associazioni dei diritti umani (Fidh). Il titolo del rapporto è emblematico: “Il crocevia della lotta all’impunità”. Dopo i primi «segnali incoraggianti» del governo di Abidjan in materia di giustizia, secondo la Fidh, « c‘è stata una reale assenza di volontà politica di lottare all’impunità per tutti i crimini commessi». Pertanto «il processo in corso è una giustizia selettiva, una giustizia dei vincitori»”, si legge nel rapporto, che evidenzia da una parte «l’assenza di processo a carico»” dei sostenitori dell’attuale presidente Alassana Dramane Ouattara e dall’altra «le varie procedure aperte nei confronti dei pro-Gbagbo». Inoltre, l’associazione per i diritti umani ha criticato la decisione del ministero di Giustizia di non rinnovare il mandato della commissione speciale d’inchiesta, in scadenza a dicembre, che avrebbe dovuto indagare sui crimini commessi durante il conflitto post-elettorale. In realtà l’unità speciale non ha mai portato davanti alla giustizia i veri colpevoli. C'è stato solo un accanimento contro i sostenitori e le personalità vicine all’ex presidente Gbagbo, sotto processo all’Aja. Nonostante ciò, «la sua soppressione è un segnale molto negativo. È un organismo che andrebbe rafforzato per portare avanti il processo giudiziario come si deve» ha dichiarato Patrick Baudoin, presidente della Fidh e legale di 80 vittime della crisi ivoriana, sottolineando però che «le inchieste e le procedure vanno riequilibrate in modo significativo per garantire a tutte le vittime il diritto alla verità, alla giustizia e alla riparazione». Secondo la ong, i giudici, che hanno in mano numerose testimonianze che accusano le Forze repubblicane (Frci) di crimini, ma non hanno preso provvedimenti in merito.

Ad oggi 80 sostenitori dell’ex capo di Stato sono stati incriminati dalla giustizia ivoriana e aspettano da tre anni un processo. A questo si deve aggiungere  che la Corte penale internazionale ha spiccato due mandati di cattura a carico della moglie dell’ex presidente, Simone Gbagbo, e di Charles Blé Goudé, ex ministro della Gioventù e leader dei giovani patrioti, i sostenitori dell’ex presidente.

La Fidh chiede dunque “maggiore impegno e coerenza” nella lotta all’impunità. Un appello lanciato anche da altre ong internazionali. In un recente rapporto intitolato “Costa d’Avorio: la legge dei vincitori”, Amnesty International ha denunciato le massicce violazioni dei diritti umani da parte delle forze armate nei confronti dei sostenitori di Gbabgo.

In nome della “sicurezza” avrebbero attuato una “politica di repressione su basi etniche e politiche”, si legge in tale documento, che riferisce di “arresti arbitrari”, “torture” e “omicidi” commessi dalle Forze repubblicane e dalla milizia di cacciatori tradizionali “Dozos”, vicini all’attuale potere, contro i civili.

f.d.

 

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