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Il difficile compito di Maduro, tra oligarchi rapaci e media

 

Gironzolano in rete come le “contraddizioni del Venezuela”, almeno così Wall Street Italia definisce le condizioni attuali di Caracas. La performance migliore tra i listini azionari globali nel 2013 della borsa venezuelana, in un Paese in cui i cittadini stanno perdendo progressivamente il loro potere di acquisto. L’abbondanza di petrolio e di contro i venezuelani che subiscono l’estrema carenza di beni di prima necessità. In tutto questo WallStreet Italia trova inquietante che Nicolas Maduro abbia inaugurato il «nuovo Viceministero della Suprema Felicità sociale». La notizia è vera: giovedì scorso il presidente venezuelano ha annunciato la riorganizzazione di diversi programmi sociali, alcune delle note “misiones” fondate dal suo predecessore Hugo Chávez, in modo da raggrupparli in un sottosegretariato che dipenderà direttamente dalla presidenza.  Il nome fa molto sorridere i commentatori nostrani e soprattutto li fa gongolare nel criticare Maduro mettendo a confronto un nome a loro giudizio pittoresco con la situazione economica del Venezuela, che oggettivamente attraversa un periodo difficile. Un nuovo artifizio mediatico per puntare il dito contro Caracas insomma, confezionando un articolo che attribuisce a Maduro la crisi attuale. In realtà il nuovo viceministero continuerà nel progetto di dare maggior sicurezza sociale ai venezuelani, specie in un momento difficile come questo nel quale si intravede la mano delle oligarchie che stanno approfittando della difficoltà di portare avanti il chávismo senza Chávez. La scomparsa dei prodotti dai banchi dei mercati dipende da manovre speculative, non dalla loro effettiva mancanza. Un documento scritto a fine settembre dal gruppo Marea Socialista (qui tradotto) delinea con estrema chiarezza che quel che sta accadendo in Venezuela è niente altro che il tentativo delle oligarchie locali di riprendersi la rendita petrolifera. Creare insicurezza fra la popolazione è uno degli strumenti con cui cercano di liberarsi di un governo nato sul filo del rasoio e che purtroppo sta cedendo alla tentazione di scendere a patti con alcuni settori politico-economici nel tentativo di portare avanti il Socialismo del XXI secolo.

A.L.

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