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Imu-dance: il balletto del momento

Ma va? Il Pd ha già deciso di riposizionarsi, per l’ennesima volta, riguardo all’Imu sulla prima casa. È bastato che il PdL alzasse un po’ la voce, invocando il rispetto del programma di coalizione concordato a suo tempo, e l’ipotesi di tassare le abitazioni con una rendita catastale da 750 euro in su è stata prontamente accantonata. 

Come si dice in questi casi, un (prevedibilissimo) dietrofront. Che però, nonostante l’origine militare del termine, non ha nulla di marziale: più che un arretramento delle truppe – in vista, magari, di una nuova offensiva – richiama i passi indietro della quadriglia. Un po’ si avanza e un po’ si indietreggia, mentre nel frattempo la musica continua a suonare. Avanti e indré, avanti e indré, che bel divertimento.

A “divertirsi”, ovviamente, sono solo loro. Quelli che gestiscono la messinscena e fanno di tutto affinché i cittadini la prendano sul serio, appassionandosi alla diatriba del momento e rimanendo incapaci di cogliere il vero quadro d’insieme. Il metodo è supercollaudato: si prendono delle questioni che sono di scarso o nessun peso sul piano sostanziale e le si spaccia per importantissime. Nella fattispecie il tema realmente cruciale sarebbe la logica su cui incardinare il prelievo tributario. Una logica che discende a sua volta da scelte precise, e definitive, riguardo agli interessi che si vogliono tutelare: o quelli dei ricchi e superricchi, come avviene ora, oppure quelli del resto della popolazione, come dovrebbe avvenire in una qualsiasi democrazia degna di tal nome. 

Oggi, viceversa, ci si incaponisce sulle virgole. Sia il Pd che il Pdl strizzano l’occhio ai rispettivi elettorati e provano a polarizzarne le opinioni. Anzi, gli stati d’animo. Gli uni devono continuare a illudersi che il centrosinistra persegua una maggiore equità sociale, sia pure nei limiti assai modesti in cui ciò è possibile a causa del pessimo stato delle finanze pubbliche. Gli altri non devono smettere di coltivare l’illusione, uguale e contraria, che il centrodestra salvaguardi la classe media, o aspirante tale, dagli assalti fiscali degli immarcescibili postcomunisti. 

Una pantomima che non finisce mai, e che il rampante Matteo Renzi fa finta di smascherare: «Spero che il Paese colga questo momento per non continuare nei derby e nelle risse quotidiane. Queste dell'Iva, dell'Imu sono sicuramente importanti, non voglio essere superficiale, ma c'è un problema che va oltre i miliardi dell'Imu o dell'Iva. Capiamo come fare a rilanciare l'economia in un momento in cui l'intera Europa è in crisi».

Ah, ecco. Il problema non è mai il modello dominante, ma l’adesione ancora troppo tiepida, contraddittoria, dispersiva, ai suoi Sacri Dettami. Abboccate, fratres. Accogliete il Vangelo (liberista) secondo Matteo (Renzi), e secondo gli zelanti seguaci del Verbo. Accettate la parola di Dio (il dio quattrino) e non dimenticatevela nemmeno per un attimo. 

Peggio delle vecchie ideologie. E perciò da rigettare in toto, affermazione per affermazione, assioma per assioma, dogma per dogma. 

Federico Zamboni

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Podcast La Controra del 08/10/2013