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Moody's e il messaggio avvelenato all'Italia

Se il rating è legato alle privatizzazioni

Quando le agenzie Usa di rating leggono più positivamente rispetto al passato le prospettive economiche dell'Italia c'è da preoccuparsi. 

Infatti, rimanendo nel loro metodo di analisi della situazione italiana, ad incominciare dal livello del debito pubblico (al 133% sul Pil), il giudizio dovrebbe essere totalmente negativo e tale da contribuire a fare tornare in alto lo spread tra i Btp decennnali e i Bund tedeschi. Eccvo perché invece gli ambienti economici e finanziari, ed in primis il governo, hanno accolto con evidente soddisfazione i segnali di incoraggiamento, se così si possono chiamare, venuti da Moody's, la prima società del settore. 

Moody's non può essere considerata affidabile visto che ebbe il suo punto più eclatante di pubblicità negativa quando garantì della solidità patrimoniale e finanziaria della poi fallita Lehman Brothers, alla fine del 2007 prima dello scoppio della crisi innescata dal crollo del mercato dei subprime. Eppure il suo giudizio, rivenduto ad una clientela di banche, finanziarie e investitori privati è tale da provocare non pochi problemi ad un Paese come l'Italia che cerca compratori per i suoi titoli di Stato. 

Al di là della aridità delle previsioni di crescita italiane, è significativo prendere atto che il cambiamento dell'atteggiamento verso l'Italia sia arrivato subito dopo l'annuncio del governo di voler mettere in vendita la quota azionaria del 4,3% dell'Eni che è in mano direttamente al Tesoro, mentre l'altro 25,76% è in mano alla Cassa Depositi e Prestiti, a sua volta controllata dal Tesoro con il 70%. Un annuncio, quello fatto da Letta e Saccomanni, che è servito a calmierare lo spread Btp-Bund sui mercati finanziari più di quanto abbiano fatto gli interventi del Fondo permanente europeo salva Stati che si è attivato nell'acquisto di Btp di cui diversi investitori si stavano disfacendo. 

La bonaccia finanziaria che da diversi mesi è stata assicurata all'Italia, e che appare innaturale vista la situazione dei conti pubblici, trova quindi la sua ragione di essere sulla via che ha imboccato l'Italia in tema di privatizzazioni. Prima c'è stato lo scorporo della Snam dall'Eni, sotto il governo Monti. Mentre adesso si intende seguitare rendendo l'Eni sempre più privata e contendibile da gruppi esteri, come peraltro vorrebbe anche la stessa Commissione europea che più volte aveva contestato l'utilizzo della “golden share” per difendere i nostri interessi nazionali legati all'energia. 

Moody's, in tale ottica, si è assunta il compito di lanciare all'Italia un preciso messaggio. Quello che gli ambienti finanziari di Wall Street e della City hanno apprezzato i segnali arrivati da Roma. Segnali che dicono che i governi italiani lavoreranno per completare le privatizzazioni avviate dopo la famigerata Crociera del Britannia del 2 giugno 1992. E Letta, che non a caso fa parte dell'Aspen Institute, è ben ferrato in questo sottile mestiere di dire e non dire. 

Nello specifico, Moody's stima che l'Italia nel 2014 e nel 2015 potrà avere una crescita economica tra lo 0 e l'1%. Un disastro totale visto che in questi ultimi anni il reddito nazionale è crollato e che quest'anno il Pil calerà di una percentuale tra l'1,/5 e il 2%. Ci sono segnali di ripresa ma i rischi restano alti, commenta perfidamente Moody's che vede la disoccupazione nel 2014 toccare quasi il 13%. 

L'occasione di un rating pseudo-positivo serve all'Agenzia Usa, per la quale ha svolto consulenze Mario Monti, per auspicare pertanto la solita drastica riforma del mercato del lavoro all'insegna della precarietà e della flessibilità, le uniche variabili, secondo gli yankee, in grado di rendere competitive le nostre imprese abbattendo i costi fissi. In ogni caso, l'Italia non dovrà abbandonare i programmi di austerità per evitare problemi al sistema della moneta unica che nel 2014 traballerà per il prevedibile successo dei partiti euro-scettici o anti-euro alle elezioni che rinnoveranno l'Europarlamento di Strasburgo. 

L'Italia dovrà quindi rimanere nel sistema dell'euro e dimostrare di essere diventata “virtuosa”. Se poi completerà le privatizzazioni e userà quei soldi per ridurre il debito pubblico, Moody's, Standard&Poor's e Fitch non potranno che prenderne atto con favore e rivedere in meglio i loro giudizi. 

Così, ancora una volta, verrà dimostrato che sono tanti, troppi, i soggetti esteri che condizionano la nostra politica e la nostra economia nazionale.

I.S.

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