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Liberali, fate schifo

Il titolo di questo articolo non tragga in inganno: il verbo è coniugato come se ci si stesse rivolgendo ai liberali (e alla loro variante ancora più odiosa: i liberisti), ma non significa affatto che li si consideri degli interlocutori. Con i quali avviare, sia pure da posizioni tanto lontane da aver determinato la più totale repulsione, un qualunque genere di dialogo.  

Non è così. Non può essere così. I liberali – ma sarebbe più corretto dire i “sedicenti liberali”, stante che la loro apertura nei confronti degli altri è solo la comoda facciata, il comodo alibi, dietro cui celare la natura intrinsecamente ideologica del loro modo di pensare e quella fatalmente sopraffattoria del loro modello economico – non sono solo distanti da chi rifiuti lo strapotere del denaro e delle altre ricchezze materiali, ma estranei, ostili, incompatibili, in via definitiva.

In via definitiva proprio perché, all’origine, lo sono in via preliminare. Per i loro principi, per i loro obiettivi, per tutto ciò che collega i primi ai secondi, trasformando la seducente teoria del benessere di massa nelle pratiche spietate dell’impoverimento individuale e collettivo che schiaccia intere nazioni e i relativi popoli. Milioni, miliardi di persone che vengono deliberatamente ridotte a capitale umano da sfruttare o, in termini opposti ma simmetrici, a costo superfluo da abbattere. Con la crudeltà dei peggiori tiranni ma, allo stesso tempo, con l’ipocrisia dei cortigiani che preferiscono operare/tramare nell’ombra e si guardano bene dal battersi a viso aperto. Pronti a ogni abuso, ma attenti ad ammantarlo di motivazioni ideali: e innanzitutto, va da sé, democratiche.

In condizioni ordinarie hanno gioco facile. Quando la loro supremazia non è minacciata da nulla, ivi incluse le ricorrenti crisi finanziarie e produttive che essi stessi innescano, possono permettersi di giocare all’insegna di un apparente fair play. Da bravi imbonitori, sono talmente impegnati a magnificare la mercanzia (o lo spettacolo, imperdibile, del Circo Barnum di turno) da non avere né la voglia né la necessità di occuparsi di nient’altro. Sono le fasi in cui sorridono molto, discorrono amabilmente del bi e del ba, accolgono di buon grado ogni possibile domanda su ciò che vendono e sulle eventuali, convenientissime, modalità di finanziamento. Le chiacchiere abbondano, i gonzi abboccano, i profitti abbagliano. It’s all right, o giù di là.

Ma quando invece il baraccone scricchiola, perché il meccanismo della Crescita Infinita si è inceppato o perché qualche governante vi si scaglia contro non solo a parole, in giro per il vasto mondo che chissà come non è ancora del tutto globalizzato/omologato, l’atteggiamento cambia e almeno qualcuna delle maschere tende a scomparire. Il liberale amichevole perde un po’ del suo aplomb da borghese illuminato, che può fingere di fraternizzare con tutti visto che nessuno lo minaccia concretamente, e viene fuori il suo carattere autentico. Che di amichevole non ha e non può avere nulla, essendo votato a un egoismo compulsivo e illimitato.

 

La paura, che pure, e purtroppo, è in massima parte ingiustificata visti i perduranti rapporti di forza a loro vantaggio, li spinge a irrigidirsi. Qualcuno si mostra indignato, qualcun altro si rifugia nel sarcasmo.

Per esempio, citando tra gli innumerevoli casi che si potrebbero elencare e limitandoci a pescare negli ultimissimi giorni, il Pierluigi Battista che mercoledì scorso firma un editoriale intitolato “L’inutile offesa alle vittime di Nassiriya” e scrive che «Attraverso le parole delle deputata Corda non parla un sentimento, ma un’ideologia, abbracciata con una consequenzialità rigida e dottrinaria che non lascia spazio a dubbi. (…) Il nemico è sempre uno: l’Occidente. Lo stesso, peraltro, che fa infuriare terroristi e «kamikaze» che mettono in gioco la loro stessa vita nutriti da un odio implacabile e inestinguibile per un Nemico considerato come l’incarnazione satanica di ogni male. Che poi questa litania vittimistica possa risuonare nell’aula parlamentare di un Paese che ai valori della democrazia occidentale dovrebbe essere inscindibilmente legato, aggiunge sconcerto a sconcerto».

Oppure, giusto ieri, il meno noto Luciano Gulli che sul Giornale se la prende con Maduro e, naturalmente con un oceano di mezzo e quindi a distanza di sicurezza,  si diletta a dileggiarlo con accenti che, se usati di persona, gli assicurerebbero un paio di ceffoni, o di pedate nel culo: «Non è facile, dovendo succedere a un presidente pirotecnico e amato dal popolino come il visionario Hugo Chavez ritagliarsi non dico un posto nella storia, ma almeno uno strapuntino in cronaca. Nicolas Maduro, neo presidente del Venezuela riconoscibile perché è l'unico presidente al mondo che monta baffi in pura pelliccia di castoro, ci prova». Voilà. Il suo politico di riferimento è Berlusconi, che a parte tutto il resto sfoggia un imbarazzante parrucchino “in pura pelliccia di chissà cosa”, ma lui ironizza sui baffi di Maduro.

Appunto: i liberali fanno schifo.

Federico Zamboni

Niente sconti europei all’Italia

Ribelle Settimanale del 16/11/2013