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Ocse, in Italia tira (un po') solo l’export

L’Italia, e più in generale i Paesi dell’area Sud dell’Unione europea, restano deboli, a causa della situazione economica, dell’incertezza e della instabilità politiche che ne derivano. L’analisi non è nuova e questa volta a rilanciarla è stata l’Ocse che ha approfittato dell’occasione della presentazione del suo ultimo rapporto sulla situazione economica internazionale per rilanciare la proposta (o meglio la richiesta) di una cessione di sovranità da parte dei Paesi membri.

In particolare, l’Ocse ha messo sotto osservazione le banche con i loro deboli bilanci, appesantiti da investimenti andati a male, ma sarebbe meglio parlare di vere e proprie speculazioni trasformatesi in un disastro. Sotto accusa anche la situazione critica delle finanze pubbliche e la crisi della politica in vari Paesi, tali da poter destabilizzare i mercati finanziari.

Se questa è l’analisi, con la quale si potrebbe essere d’accordo su diversi punti, altre sono le soluzioni prospettate che vedono l’istituzione di una unione bancaria europea a tutti gli effetti e di un consolidamento della situazione patrimoniale e finanziaria delle banche dell’Eurozona, dopo un accurato esame (i famosi stress test) dei loro bilanci. Chi debba provvedervi è presto detto. La Banca centrale europea che dovrà continuare nella sua politica “accomodante”, come l’ha definita più volte Mario Draghi, consistente nel continuare a pompare liquidità nel sistema che, come successo negli ultimi anni, non sarà indirizzata a sostenere l’economia reale ma le stesse banche che, nell’ottica della tecnocrazia sovranazionale di cui l’Ocse è parte integrante, rappresentano il puntello del sistema.

Scontate poi le considerazioni dell’Ocse sugli alti livelli della disoccupazione in Italia e in Europa, sui bassi livelli della crescita economica e, di conseguenza, sull’inflazione che continuerà ad essere bassa.

In Italia, in particolare, si dovrebbe avere un aumento del Pil dello 0,6% nel 2014 e dell’1,4% nel 2015. Il tutto a fronte di un calo che nel 2013 toccherà l’1,9%. Il miglioramento non sarà dell’economia italiana nel suo complesso ma sarà il risultato dell’aumento delle esportazioni. Tanto è vero che il debito pubblico che a fine anno toccherà il 133,2% sul Pil, peggiorerà ulteriormente nel 2015, salendo sopra il 134%, e che la disoccupazione salirà ancora al 12,4% per poi scendere al 12,1% nel 2015. Al di là del solito gioco dei bussolotti con i numeri delle previsioni dell’Ocse, ma la considerazione vale pure per l’Istat, rimane la realtà tragica dell’economia italiana che resta bloccata e non riesce a risollevarsi e che aspetta un aiuto dall’esterno per ripartire.

Non è un caso che l’Ocse abbia lanciato un appello al Giappone - la Cina lo sta già facendo - a fare di più per la crescita ed assorbire più merci e prodotti dai Paesi europei.

Irene Sabeni

Podcast La Controra del 19/11/2013

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