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Marocco- Algeria. Guerra di parole

Dopo giorni di tensioni, Rabat e Algeri hanno firmato una tregua, almeno in apparenza. Il governo marocchino, che giovedì ha richiamato il suo ambasciatore ad Algeri per «consultazioni», ha annunciato che il diplomatico ha ripreso oggi le sue funzioni nella capitale algerina.

« Richiamare – e non rimuovere – l’ambasciatore per avere delle spiegazioni è una pratica conosciuta. Questo è quello che abbiamo fatto », ha spiegato un alto responsabile marocchino, sottolineando che il suo Paese prenderà sempre «misure contro coloro che cercano di toccare la sua integrità territoriale».

Il governo di Rabat non ha gradito le dichiarazioni del presidente algerino Abdelaziz Bouteflika sul Sahara occidentale, definite «provocatorie e aggressive» da Rabat. In un discorso pronunciato la scorsa settimana, Bouteflika aveva definito « più urgente e necessaria che mai» la creazione di un meccanismo di controllo per la violazione dei diritti umani nel Sahara occidentale.

Le autorità marocchine hanno accusato Algeri di cercare di «servire i suoi disegni egemonici nella regione» e «confondere le acque» per «distogliere l’attenzione dalle gravi violazioni dei diritti umani che si verificano quotidianamente sul (suo) territorio»

La tensione si è ulteriormente acuita in seguito all’intrusione di un manifestante nel Consolato d’Algeria a Casablanca che ha strappato la bandiera algerina. «Un incidente isolato»  ha spiegato il governo marocchino, che ha fatto sapere di avere arrestato l’intruso.

Per le autorità algerine non si tratta di un caso isolato ma di «un grave incidente».

Le rinnovate tensioni tra i due Paesi maghrebini coincidono con la visita nella regione dell’inviato speciale delle Nazioni Unite per il Sahara occidentale, Christopher Ross, che mercoledì ha consegnato il suo rapporto al Consiglio di Sicurezza.

Secondo una nota diffusa dal Palazzo di Vetro, Ross ha annunciato l’intenzione di tornare nella regione nelle prossime settimane per avviare «una nuova fase di negoziati tra il Marocco e il Fronte Polisario» per porre «fine a questo conflitto». Difficile che la situazione si sblocchi. Il governo di Rabat si rifiuta di svolgere il referendum per l’autodeterminazione del popolo saharawi, dicendosi disponibile solo a concedere un’autonomia amministrativa. Per Rabat il Sahara Occidentale – ricco di fosfati  e strategico per la pesca - è un «territorio marocchino».  Una presa di posizione che ha portato ad un punto morto i colloqui che sono in corso da vent’anni, sotto la mediazione delle Nazioni Unite, mentre la situazione dei diritti umani si aggrava di giorno in giorno.

Si moltiplicano infatti le denunce contro le violenze perpetrate dall’esercito marocchino ai danni del popolo sahrawi. Qualche mese fa l’organizzazione britannica in favore dei diritti umani “Adala” esortò le Nazioni Unite ad intervenire «al più presto» per porre fine al clima di terrore imposto dal Marocco, denunciando un « deterioramento allarmante» della situazione dei diritti umani nei territori “occupati” del Sahara Occidentale. « La situazione dei diritti umani nel Sahara occidentale, lungi dal migliorare, non fa altro che peggiorare a causa della mancanza di volontà politica da parte di Rabat». Secondo un altro rapporto del Centro Robert F. Kennedy per i diritti umani, la situazione dei diritti nell’ex colonia spagnola resta difficile per le popolazioni di etnia saharawi. La delegazione è stata informata di casi di sparizioni, esecuzioni sommarie, detenzioni considerate arbitrarie e maltrattamenti, alcuni dei quali sono stati osservati anche durante la missione.

Francesca Dessì

 

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