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Cirenaica: la lotta secessionista di cui non si parla

Dalla dimenticata Libia scarso risalto è stato dato alla notizia che, in Cirenaica, ha “giurato” un nuovo governo secessionista e, fra i pochi ad essersene accorti, alcuni hanno commentato definendo il fatto come l’iniziativa di “Signori della guerra” locali.

Non c’è da stupirsi che l’iniziativa secessionista venga ignorata dai più: questa crea sommo imbarazzo perché ricorda che la guerra di Libia fu, ai suoi inizi, una guerra di secessione, che le potenze atlantiste trasformarono, a suon di bombe sganciate a difesa di civili inermi armati di tutto punto, in una insurrezione contro il tiranno, così da poter intervenire militarmente nella speranza di poter meglio sfruttare la nazione una volta pacificata.

Nonostante l’ampio spiegamento di mezzi l’intervento si è rivelato un fallimento su tutta la linea, specie sul fronte della pacificazione: nessun controllo del territorio dove gli scontri continuano incessanti, pur nel silenzio assordante delle maggiori testate, assorbite come sono dai fatti di Siria quando trattano dei sottoprodotti della Primavera araba.

Interessante, però, notare come, adesso, il mainstream metta in risalto che il governo di Tripoli, che non governa nulla, dichiari illegale la secessione e sottolinei che tale vada considerata, smentendo così la linea tenuta quando Bengasi insorse contro Gheddafi proprio al medesimo scopo. Allora l’insurrezione contro il governo centrale era legittima e fu sostenuta, salvo poi sconfessarla una volta caduto il tiranno, perché era questo l’obiettivo degli occidentali. I cirenaici si sarebbero, probabilmente, contentati dell’indipendenza, mentre i tripolini, forse, non avevano tutta questa urgenza che Gheddafi morisse, visto che li aveva colmati di privilegi.

La Cirenaica sembra essere pronta ad incendiarsi di nuovo, ma dubitiamo che l’Occidente terrà un comportamento limpido: probabilmente sventolerà un problema di fondamentalismo islamico per dare una patina legale ad azioni diametralmente opposte a quelle che portarono alla caduta del Raìs. Quali saranno le linee che terranno gli atlantisti è, tuttavia, prematuro ipotizzarle, ma si può esser certi che  l’intervento sarà dettato dalle stesse logiche che portarono a quello del 2011: le risorse libiche sono concentrate in Cirenaica.

Nel solco dello sfruttamento si può trovare l’unica linea di coerenza dell’ingerenza umanitaria e legalista atlantista nella regione, ma essendo un aspetto che non può essere dichiarato apertamente si cerca di occultare alle masse quanto sta accadendo in Libia, prendendo tempo e preparando acrobazie logiche e giuridiche in attesa di intervenire contro i cirenaici, se la situazione degenererà a livelli che ne impediranno l’occultamento e se il conflitto, quindi, irromperà in prima pagina.

Due anni fa la guerra di Libia esplose per le aspirazioni secessioniste, storicamente ineccepibili, della Cirenaica, ma l’Occidente questa volta non sembra intenzionato ad appoggiarle, a meno che i nuovi aspiranti padroni non forniscano congrue garanzie di pacifico sfruttamento delle risorse, diventano così delle controparti preferibili all’imbarazzante (non) governo tripolino. In quel caso, gli insorti cesseranno di essere fondamentalisti al soldo di signori della guerra e ridiverranno eroi della libertà.

Forse l’operazione di maquillage è già cominciata, se alla condanna si è preferito il silenzio.

Ferdinando Menconi

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