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Annuario Istat 2013: fotografia di un'Italia al tracollo

L'Italia? Un Paese tendenzialmente allo sbando dove l'orchestra dell'informazione falsa (e tendenziosa) continua a suonare. E intanto il Titanic affonda. 

Leggendo l'annuario Istat ci si accorge che proprio uno dei Paesi più vecchi al mondo, con 148,6 anziani ogni 100 giovani, sta smontando tassello per tassello il proprio sistema pensionistico tanto che ormai nemmeno il dietrofront del presidente dell'Inps Antonio Mastrapasqua - «Non c'è nessun buco» continua a dichiarare dopo aver lanciato proprio lui l'allarme un mese fa - può far sembrare in solido equilibrio. A confermare questa sensazione lo stesso Mastrapasqua: «L'Inps è solida e le risorse per pagare le pensioni ci sono e ci saranno sempre - dice, ma aggiunge - Il problema sono i giovani che non lavorano, il Paese deve crescere e aumentare i posti di lavoro per il pagamento delle pensioni future» - il che equivale a sperare che i ragazzi lavorino e paghino le tasse per poter continuare a pagare le pensioni dei loro nonni.

Speranza abbastanza vana, visto che oltre un milione di disoccupati in più si sono riversati sulle strade dal 2008 a oggi, dove faranno buona compagnia a tutti quei pensionati che ancora percepiscono una pensione ma che non arrivano comunque a fine mese. Da allora il numero delle famiglie che vive in alloggi di fortuna in Italia è più che triplicato - parliamo di oltre 73mila nuclei familiari - intendendo per "alloggio di fortuna" roulotte, baracche, tende. E magari hanno anche dei minori a carico. O forse no, visto che le italiane fanno sempre meno figli e diventano mamme a un'età sempre maggiore, spesso a un passo dal non poterne più avere nella vana attesa di un posto di lavoro che possa assicurare un futuro al proprio pargolo. E l'equivalenza è presto fatta: meno lavoro, meno figli, meno giovani che possano pagare le tasse, meno soldi per le pensioni degli anziani di oggi e di domani.

Qualcos'altro ancora fa registrare valori negativi: i lettori di quotidiani e libri. Se non ci si stupisce per i primi, vista anche la scarsa qualità dell'informazione "di massa", per i secondi, visto che già in passato eravamo lettori "deboli" con meno di tre libri letti ogni anno, c'è poco da stare allegri. Anche se poi la statistica non rende conto del tipo di libri che vengono acquistati e/o letti e in sostanza per l'Istat avere sul comodino un libro di barzellette è uguale ad averne uno di letteratura. Eppure solo questo rende il dato meno deprimente del previsto per le inevitabili considerazioni sul grado di cultura della popolazione italiana che, di contro, continua a guardare la tv tanto quanto prima: troppo. Ancora, usa il computer ed è connessa in sei abitazioni su dieci. 

Anche qui, però, che stia tutto il giorno a giocare on line o che legga il Ribelle, per queste statistiche, è la stessa cosa. 

Sara Santolini

Rimpiangere l'URSS?

No alla patata chimica, per ora