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GRECIA: LO SPAURACCHIO MILLE USI

Prima lo hanno utilizzato per imporre i governi rigoristi. Adesso Monti lo rispolvera in chiave anti M5S

Ci sarà anche in questo lo zampino di David Axelrod, l’aggressivo e navigatissimo spin doctor in prestito dagli USA (e da Obama) per sostenere la campagna elettorale di Mario Monti?

Forse sì, ma solo per quanto riguarda i tempi con cui si è sferrato l’attacco. Sul piano sostanziale, invece, non c’era alcun bisogno di suggeritori esterni. L’utilizzo strumentale della Grecia, come esempio concreto, e drammatico, della catastrofe cui vanno incontro gli Stati che non applicano per filo e per segno le politiche finanziarie gradite alla Trojka, va avanti ormai da anni.

Sull’eventualità che si tratti di un disastro preparato, o incentivato, ad hoc si può discutere, ma resta il fatto che tra le altre forme di sfruttamento della crisi ellenica c’è anche la sua strumentalizzazione in chiave propagandistica. Come ricorda Alessio Mannino, nell’editoriale che pubblichiamo qui a fianco, la Grecia costituisce un caso esemplare di rovesciamento della realtà. Ossia di mistificazione. Prima l’hanno spinta verso il baratro del totale dissesto dei conti pubblici, in modo da farle sfiorare il default. Poi le hanno addebitato l’intera responsabilità dell’accaduto, e lasciato che sprofondasse in una gravissima recessione.

Gli scopi erano innanzitutto finanziari, ma tra i vantaggi collaterali c’è stato, e continua a esserci, anche questo: avere costantemente sotto mano una situazione spaventosa da mostrare/esibire ai popoli degli altri Stati con un forte indebitamento, e in particolare agli altri quattro che rientrano nei cosiddetti Piigs, affinché osservassero la pessima fine che li attendeva qualora non avessero prontamente accettato di rivedere le proprie politiche economiche. Tagliando drasticamente le uscite, ovvero la spesa sociale, e liberalizzando/privatizzando a più non posso.

Al di là del caso specifico, del resto, l’artificio dialettico è ben noto. Ed è quello che si potrebbe definire del “male maggiore”, per cui si paventa un’alternativa terribile per indurre all’accettazione del cosiddetto “male minore”.

Le frasi pronunciate ieri da Monti sono solo una variazione sul tema: «Grillo, per una volta, vada in una piazza greca anziché nelle piazze italiane e vedrà la disperazione, la protesta e anche piazze piene di neofascisti. Se lui vuole con le sue urla e il suo populismo dannoso trasformarci nella Grecia faccia pure. Io non voglio avere niente a che fare con questo populismo».

Allo spauracchio del default finanziario, con la dissoluzione della ricchezza nazionale, si affianca lo spauracchio aggiuntivo di una sorta di default democratico, con la perdita delle libertà odierne. La causa di tutti i mali diventa il populismo, che semmai va rubricato tra gli effetti del degrado, sia politico sia economico, determinato dalle patologie liberiste e speculative.

Niente di nuovo, per chi abbia aperto gli occhi. Ma i più restano mezzi ipnotizzati, o ipnotizzati completamente, ed è a loro che guardano, fiduciosi e sprezzanti, i Monti e gli Axelrod dell’Occidente filo americano.

Federico Zamboni

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