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Dopo Monti c'è solo Monti

 

A meno di risultati clamorosi, il prossimo governo, magari tricefalo - sinistra-centro-destra - sarà sempre alle sue dipendenze

Se Monti critica apertamente, come fosse un politicante qualsiasi di vecchia data, tutto quanto proviene dai suoi (sedicenti) diretti avversari alle urne, vedi ad esempio la lettera di Berlusconi sull'Imu (comunque indifendibile, sia chiaro) è in ogni caso sulla "grande coalizione" che punta per portare avanti tutto quanto iniziato a suo tempo.

A vedere dai dati, comunque, tutto quello che il governo tecnico ha messo sul tavolo nella precedente legislatura si può sintetizzare come un fallimento sia dal punto di vista prettamente economico sia soprattutto da quello sociale. Per gli italiani, s'intende. Per la speculazione è stato un (ancora parziale) successo.

Monti o meno, comunque, se la coalizione che dovesse uscire vincente dalle urne non sarà in grado di optare per una visione politica differente, e dunque provare a imprimere un nuovo corso al Paese (è ovviamente un dubitativo ironico e retorico, lo sappiamo) bisogna dunque domandarsi, e rispondersi con buona plausibilità, che cosa ci troveremo di fronte. L'ipotesi di un Monti-bis su queste pagine è praticamente data per certa da sempre, vista l'assoluta incapacità da parte dei partiti tradizionali, che vincano o meno, di provare a fare qualsiasi cosa. Ed è dunque l'Agenda Monti che ci aspetta, per qualunque sarà il Presidente del Consiglio e i Ministri.

Dopo il voto sarà una pletora infinita di commenti sui risultati - qui al Ribelle ce la caveremo con lo speciale di Noi Nel Mezzo, in diretta Lunedì 25 pomeriggio, interamente dedicato ai risultati delle Politiche 2013 - ma poi verrà la volta delle consultazioni e quindi del giuramento del nuovo governo. Una noia infinita come sempre, e soprattutto, in questo caso, di utilità pressoché nulla visto che comunque vada sarà sempre Monti e i suoi superiori internazionali ad avere il boccino in mano.

Lo stesso Monti non ne ha fatto mistero: «Ho sempre avuto la visione che per risolvere i gravissimi problemi dell’Italia serva un consenso piuttosto largo. Per questo mi sono dichiarato spesso a favore di grandi coalizioni, anche quando era quasi una bestemmia dirlo».

Oggi, più che una bestemmia è, per Monti ma anche per tutti gli altri, una mera necessità. A meno di grandi eventi dalle prossime elezioni non potrà che uscire un accrocco istituzionale, dove i soliti partiti, pur di vivacchiare un'altra legislatura, o almeno parte di essa e pur di far fuori politicamente il MoVimento 5 Stelle che comunque entrerà in Parlamento, si metteranno assieme con un assortimento, e degli accostamenti, veramente da far accapponare la pelle (e girare nelle tombe tanti esponenti di un tempo).

Quando Monti finge di prendere le distanze dal Pd - «Non mi sento condannato a governare con loro. Ripeto, non abbiamo nulla in comune con la coalizione di sinistra, così come non abbiamo niente in comune con la destra» - lo fa ovviamente a solo vantaggio di taccuini, microfoni e telecamere in prossimità delle elezioni, dove non è affatto certo che riuscirà a superare il 10% fatidico. E dunque almeno sino a domenica deve menare forte. Ma per il resto, sa bene che superato lo scoglio di tale percentuale, una volta dentro sarà comunque attorno a lui che ruoterà tutto il balletto - che potrebbe essere addirittura tricefalo (destra-sinistra-centro).

Il che avvalorerebbe ancora una volta la percezione, e la realtà, della presenza di un unico blocco da rimuovere in toto, per via politica o per altra via, rispetto "al resto". Tutto il resto.

E comunque soggetto della messinscena sarà lo stesso. La prospettiva, con Monti, è quella di soli sacrifici a favore delle Banche e della speculazione.

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