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NON ARCHIVIEREMO NIENTE

Un altro luogo comune da sfatare: dimenticarsi delle brutture della campagna elettorale e voltare pagina  

Oggi no. Oggi non parleremo dei singoli partiti, e dei relativi leader-capibanda, né tantomeno delle loro misere diatribe, che in massima parte sono solo contrapposizioni di facciata o comunque legate, anziché a vere differenze sui valori sostanziali, a lotte per il potere tra le diverse fazioni.

Oggi, ribaltando il senso e gli scopi delle raccomandazioni quanto mai ipocrite sul silenzio elettorale, lasceremo da parte le questioni di merito e andremo a focalizzare un aspetto di portata assai più ampia. Che pur essendo parte integrante della messinscena del voto “democratico”, va molto al di là della competizione in corso. O di qualsiasi altra occasione analoga, già alle nostre spalle o di là da venire.

Il trucco, che abbiamo richiamato nel sottotitolo, è collaudatissimo. E infatti si prova a utilizzarlo anche stavolta. Il presupposto generale, in questa vera e propria truffa che prosegue a oltranza per il semplice e inquietante motivo che continua a funzionare, è far sembrare che la realtà politica sia in perenne mutamento. E che, a indirizzarla, sia la volontà dei cittadini.

Le applicazioni pratiche sono pressoché infinite, ma il perno su cui esse ruotano è l’idea (la mistificazione) che tutto ciò che accade sia percepito come un singolo “episodio” in attesa di ulteriori sviluppi. Alla stregua di una fiction, ci si deve appassionare alle vicende del momento – le vicende messe in onda a uso e consumo degli spettatori – senza mai pervenire a giudizi conclusivi su ciò che viene raccontato. La finalità non è far capire il senso della storia nel suo complesso, ma enfatizzarne gli innumerevoli andirivieni: paradossalmente, quanto più ci si concentra sul racconto, tanto meno lo si comprende. Quanto più ci si lascia risucchiare dalla curiosità, nei confronti della puntata in corso, e tanto meno si avvertirà il bisogno di soffermarsi su quelle che l’hanno preceduta, se non come prologo narrativo-emotivo a ciò in cui ci si trova immersi adesso. La partecipazione psichica è massima. La consapevolezza critica è minima, o nulla.

Forti di questo tipo di coinvolgimento, che i più accorti tra i manipolatori conoscono perfettamente e che gli altri si limitano a utilizzare in maniera empirica (poiché un abile imbonitore, in fin dei conti, è non meno efficace di uno psicologo con tutti i crismi), le oligarchie che controllano l’informazione di massa stanno già lanciando, in queste ultime ore, l’invito a dimenticare la campagna elettorale. Per proiettarsi invece verso quello che sta per farvi seguito, dall’esito del voto in poi.

Benché si dia atto che lo scontro fra i contendenti è stato di infimo livello, per l’inconsistenza delle tesi e la volgarità dei battibecchi reciproci, si vorrebbe che gli italiani accantonassero all’istante quelle palesi dimostrazioni di cialtroneria, riducendole a sbavature occasionali che non inficiano la legittimità politica sia dei rispettivi interpreti, sia dell’intera filodrammatica.

Assurdo.

La conclusione corretta deve essere opposta. E ancora prima deve essere, appunto, una conclusione. Ciò che è emerso negli ultimi due mesi, infatti, non è per nulla un incidente di percorso, che in fondo può capitare a tutti e che non deve colpevolizzare più di tanto chi se ne renda responsabile, ma è l’esito inevitabile di determinate caratteristiche. Sia dei singoli esponenti che delle rispettive organizzazioni.

Sostenere che bisogna voltare pagina, e guardare a ciò che accadrà di qui in avanti, equivale a un inganno in piena regola. Il futuro che ci attende è nel segno di una totale omogeneità con il passato, almeno per quanto riguarda i politici di lungo corso alla Berlusconi-Bersani-Casini e gli pseudo tecnici alla Monti, e quindi va considerato proprio in questa chiave. Che esclude ogni nuova apertura di credito, nei confronti di questa massa di “pregiudicati per gravi e ripetuti attacchi contro gli interessi del popolo italiano”, e che al contrario sollecita la chiusura definitiva dell’istruttoria a loro carico. In vista della formulazione, semmai non vi si avesse già provveduto, dell’unico verdetto ragionevole: la condanna a un ostracismo a vita e senza possibilità di appello.

Federico Zamboni  

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