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INGOVERNABILITÀ, SI DIREBBE

Nessuna maggioranza assoluta, al Senato, e quindi nessuna certezza di governo. Dopo di che…

Lo si era capito quando lo scrutinio stava ancora proseguendo, con una serie di sorpassi reciproci al Senato e un quadro di grande incertezza alla Camera: a Palazzo Madama i seggi erano divisi in modo tale che nessuno degli schieramenti di maggior rilievo, né il PdL-Lega né il Pd-Sel quand’anche unito alla coalizione di Monti, potesse arrivare alla maggioranza assoluta.

Stando così le cose, quindi, la prevalenza alla Camera non sarebbe bastata – sia che se la aggiudicasse il centrosinistra, come sembrava e come poi è avvenuto, sia che avesse la meglio il centrodestra – e si andava incontro a una situazione di impasse. I cui sbocchi sono essenzialmente due: o si arriva a un governo di grande coalizione, venendo a patti con Berlusconi, oppure si torna alle urne.

In entrambi i casi, però, sarà indispensabile non lasciarsi abbindolare dagli scontri che andranno in scena in maniera palese e chiedersi invece, costantemente, quale rapporto vi sia tra le decisioni adottate qui in Italia e gli obiettivi della finanza internazionale che fa capo alla Troika. Il filo conduttore da seguire per elaborare ogni giudizio è questo, e vale anche per quanto riguarda il MoVimento  5 Stelle: che, d’ora in avanti, è chiamato a diventare grande non soltanto nei numeri elettorali, che oggi sono straordinari e che però non corrispondono affatto a un seguito stabile e consapevole, ma soprattutto nell’identità politica, chiarendo fino in fondo che tipo di società e di rapporti economici vorrebbe instaurare.

Ancora una volta, non bisognerà confondere la messinscena con i movimenti tattici. E men che meno con le strategie.

La giustizia di classe del Cavalier Berlusconi

Grillo, i movimenti, e i palazzi papali