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Grillo: «Tra 6 mesi si torna alle urne». Tutto vero

La dichiarazione di Beppe Grillo pubblicata stamattina è molto di più di una delle solite boutade - efficacissime, peraltro - del leader del MoVimento 5 Stelle.

Grillo, senza mezzi termini, ha esplicitato una cosa che è nella realtà dei fatti. 

Prima la cronaca, brevemente, che si riduce alla sua dichiarazione:

"È solo questione di tempo: se non facciamo il botto subito, lo facciamo in autunno. Restando così la situazione, torniamo alle urne fra sei mesi".

L'intervista è stata rilasciata al Secolo XIX ma il suo valore va ben oltre l'importanza relativa per la campagna elettorale del partito. Grillo è certo che dopo queste elezioni, che ovviamente non vedranno altro che andare al potere un ulteriore governo del nulla, si sarà costretti a tornare alle urne.

Il motivo è molto semplice, e va ricercato non tanto nel fatto che, almeno a stare ai sondaggi attuali, non si potrà creare un governo di forte maggioranza in grado di esercitare la legislatura con il largo consenso che un momento del genere richiederebbe, quanto nel fatto che, come abbiamo scritto spesso, ciò che aspetta l'Italia nei prossimi mesi è qualcosa che nessun governo sarà in grado di sostenere, dal punto dell'opinione pubblica.

I motivi sono evidenti. Ben al di là del fatto che tutte le forze politiche stanno impostando la propria campagna elettorale su argomenti di valore praticamente nullo per risolvere i problemi del Paese - tra i ventilati abbassamenti delle tasse e altre false promesse per i farlocchi - tutto quanto accadrà nei prossimi mesi è già scritto nei documenti in mano a Bruxelles, e alla troika in particolare. Ovvero all'interno di quei patti scellerati che l'Italia ha firmato e che si troverà costretta a rispettare di qui a brevissimo. Fiscal Compact e Meccanismo Europeo di Stabilità in primo luogo. Solo per questi due punti, il governo che andrà in carica dopo le elezioni di febbraio dovrà in primo luogo rimangiarsi tutte le promesse fatte in campagna elettorale (con buona pace di quelli, cioè la maggioranza, che gli avranno accordato nuovamente il voto sperando nel nulla) ma dovrà intervenire pesantemente con altre manovre e tasse perché, così diranno, "ce lo impone l'Europa".

Non solo. A fronte di una situazione debitoria impossibile da sistemare per via del classico processo degli interessi sugli interessi che si avvita su se stesso, ci sarà anche da fare i conti con due fenomeni, uno incastrato nell'altro. Da un lato il fatto che molte delle cassa integrazioni che sono tuttora in corso arriveranno a scadenza e si apriranno le strade, per quanti ora beneficiano del contributo pubblico, della disoccupazione perché ovviamente non potranno essere riassunti dalle aziende in crisi conclamata e se possibile ancora peggiore. Dall'altro lato il fatto che gli effetti recessivi già in corso saranno pesantemente acuiti da quelli delle "riforme" di Monti della scorsa legislatura. La recessione peggiorerà ulteriormente, dunque, innescando a sua volta ciò che già la Grecia sta sperimentando in modo evidente (ne abbiamo riportato ieri qui).

Sinteticamente: maggiore recessione, minori entrare per lo Stato, dunque buco di bilancio che si aggrava sempre di più e quindi nuove tasse dirette e indirette (queste ultime sui servizi, che saranno ulteriormente tagliati, e sui consumi primari, per esempio con l'aumento dell'Iva). E sopra ogni altra cosa, come detto, le"richieste dell'Europa"

Ce ne è per un assalto al Parlamento, come si vede.

E così sarà, nel senso che qualunque sia la forza politica al governo in carica in quel momento essa si troverà a dover sostenere una situazione sociale incontrollabile. 

Lo stesso Grillo, più di un anno addietro, parlava di un governo che si sarebbe potuto reggere "soltanto con l'esercito", viste le difficoltà cui andava incontro. Si era, all'epoca, ancora a Berlusconi, e il golpe Napolitano era di là da venire. Ora la storia si ripete e si ripeterà ancora: la parentesi di Monti è servita unicamente a scaricare ancora di più sui cittadini gli effetti di una crisi che non può risolversi con i desiderata e le imposizioni dei banksters che circolano dalle parti di Bruxelles e dei mercati.

È, questa semplice, ovvia, dichiarazione di Grillo, lo specchio di ciò che accadrà fatalmente, ed è l'ennesima dimostrazione dell'inutilità di andare alle urne il prossimo 24 febbraio.

Gli italiani sono presi dalla partita elettorale. Ai soliti noti accorderanno la maggioranza dei voti (di una parte e dell'altra) e andranno incontro all'ennesima profonda delusione. 

Sarà a quel punto, forse, la volta buona per capire sul serio di dover abbattere e scaricare a mare tutta la classe politica attualmente ancora in sella?

Valerio Lo Monaco

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