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E ANCHE GRILLO “SCENDE” AL QUIRINALE

Consultazioni da Napolitano: l’establishment prova a disinnescare le istanze davvero pericolose del M5S

In teoria – ovvero a patto che Beppe Grillo mantenga fino in fondo le proprie posizioni di principio – l’incontro di oggi tra il leader del MoVimento 5 Stelle e il Capo dello Stato è del tutto superfluo. Tale è la distanza tra i due, infatti, che non sembrerebbe sussistere alcun margine di accordo, in vista della formazione di un nuovo governo e della definizione dei relativi programmi.

Ma la teoria, com’è noto, ha ben poco a che vedere con la politica “politicata”. Il vero leitmotiv, dietro tutto quello che va accadendo dalle elezioni in poi, è come trarre vantaggio dalla situazione di impasse parlamentare che si è instaurata a causa del voto. In altre parole: come si fa a rafforzarsi, guadagnando in credibilità agli occhi dei cittadini, di qui al momento in cui si dovrà tornare alle urne?

Le due facce della medaglia sono rispettivamente il malcontento e il bisogno di sicurezza. A partire dal medesimo disagio sociale, che è quello determinato dalla crisi, gli esiti possibili sono infatti antitetici: o nei cittadini prevale la rabbia, contro la classe dirigente che ci ha portati al disastro attuale, oppure ha la meglio il timore che, ribellandosi alle logiche della Ue (ossia della Troika), si vada incontro a difficoltà ancora peggiori.

Ciascuno dei soggetti in campo, ivi incluso il M5S, deve muoversi lungo questo crinale. Se si pende troppo da una parte ci si delegittima completamente agli occhi di chi propende per l’altra, e viceversa. Ma il fatto stesso che continui a non essere chiaro, da parte di Grillo & C., se l’obiettivo finale è un “ragionevole” riformismo o una “spregiudicata” rivoluzione economica e sociale, non è assolutamente un buon segno.

L’ambiguità, di per sé, va sempre a vantaggio di chi detiene il potere. Così come le dilazioni, più o meno all’infinito, della resa dei conti tra chi vuole mantenere lo statu quo e chi ambisce a spazzarlo via.

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