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Mennea: troppo veloce anche nel morire

L'elogio della volontà

Pietro Mennea fu esempio di grande dedizione e spirito di sacrificio, e fu con questi mezzi che dominò lo strapotere muscolare che lo circondava in pista. Gli altri correvano e Mennea volava, sorretto da un fisico sgraziato ma da una determinazione senza pari. Per il consueto provincialismo dei giornalisti italiani, fu definito Freccia del Sud; se fosse nato a Belluno dubitiamo che lo avrebbero soprannominato "Freccia del Nord". In realtà fu Freccia d'Italia, o meglio ancora fu la Freccia in assoluto, ovvero un corpo sottile e leggero spinto velocemente da qualcosa che è fuori da esso. Mennea vinceva perché voleva vincere, oltre la fisica e la tecnica. E vinse dominando, silenzioso come tutti i grandi. In una nazione degna Pietro Mennea dovrebbe essere ricordato nelle scuole, facendo riecheggiare le sue gesta impossibili, oltre lo sport, nella dimensione irreale eppur esistente della volontà assoluta, che domina tutto, perché il sovraumano è l'umanità degli spiriti eletti. Onore all'anima di Pietro Mennea, che è stato troppo veloce anche nel morire.

Marco Francesco De Marco

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