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Italiani in fuga dai Bot. E la ricchezza crolla

Che la ricchezza delle famiglie italiane sia retrocessa di dieci anni è una notizia pacifica già da diversi mesi. Anche i meri dati, ora, lo confermano: la stima, fatta a dicembre scorso, parla di 2627 miliardi di euro, valore che a prezzi correnti è il più basso, appunto, da circa un decennio. Ma c'è un dato ulteriore, di recente verifica, che dovrebbe far riflette e che apre a degli scenari, per quanto ci riguarda, piuttosto importanti. La notizia è questa: sta crescendo in modo esponenziale la disaffezione da parte degli italiani nei confronti dei Bot e dei Btp. A fine 2012 la quota di debito in mano alle famiglie è calcolata per un totale pari al solo 9.2%, mentre nel 2002 era di oltre il doppio, ovvero quasi 22%. 

La cosa ha diverse implicazioni. 

Più quota di debito pubblico è in mano ai cittadini residenti nel Paese di emissione del debito meno lo stesso è esposto alla speculazione estera. Viceversa, più debito è nelle mani estere, maggiore sarà il ricatto di soggetti esterni al Paese nella negoziazione degli eventuali rinnovi dei titoli in scadenza. Detto in altri e più semplici termini, se l'interesse nei conti dello Stato è in mano ad altri che non siano cittadini dello Stato stesso è evidente che maggiori sono le pressioni, ma anche le mere interferenze, di soggetti altri.

Chiaro dovrebbe essere, in tal senso, il caso del Giappone: fortemente indebitato, esso ha comunque una altissima percentuale di debito posseduto dai cittadini dello Stato stesso, e dunque dall'estero non è che si possano fare pressioni più di tanto.

Beninteso, un debito è sempre un debito. E sappiamo bene soprattutto oggi cosa questo voglia dire, sia in termini interni sia in merito alla moneta nella quale esso è espresso. Per il primo tema il punto è chiaro: un Paese è indebitato perché spende più di quanto incassa, e visto che gli interessi si sommano allo scoperto, il debito stesso non può che continuare ad aumentare a meno che il Paese non inizi a crescere di più (o a spendere meno, dunque tagliando in vari settori) rispetto a quanto spende. Cosa che, in tempi di crisi e in senso generale in tempi in cui è ormai chiaro - o dovrebbe esserlo - che il meccanismo non funziona, è ormai una chimera. Per il secondo tema, inoltre, si torna fatalmente alla sovranità monetaria: avere un debito espresso in una moneta privata che ci viene prestata a interesse e sulla quale non possiamo minimamente intervenire nel tasso di cambio ci impone di non poter agire in alcun modo. Come invece, ad esempio, fanno regolarmente Cina e Usa, che possono svalutare la propria moneta per aumentare le esportazioni nel primo caso oppure per far diminuire l'entità del debito nel secondo caso.

Ecco, l'Italia non può fare nulla di tutto questo. Il suo debito rimane. E continua a crescere. Siamo con le mani legate. Anzi ammanettate.

Ripudio?

Dall'altro lato, bisogna pure ribadirlo, il fatto che gli italiani non possiedano più grandi quantità di debito statale, ci mette nella situazione, volendo, di poter dichiarare default e di lasciare tutta la speculazione internazionale con il cerino in mano. Si dichiara, né più né meno, che il debito estero è iniquo e inesigibile e che verrò rispettato solo quello interno, magari con una nuova moneta. E gli altri, chi sino a ora ci ha tenuto al guinzaglio, si arrangino.

Non è fantapolitica o fantaeconomia. È storia. È già accaduto in altri Paesi che infatti, dopo i primi anni di grossi sacrifici, si stanno puntualmente riprendendo. Da Stati sovrani. E se politicamente si volesse (ma chi? quale forza politica italiana? quale popolo informato e cosciente?) si potrebbe fare dall'oggi al domani. Pagandone ovviamente dure conseguenze all'inizio - fuori dai mercati, svalutazione, un po' di inflazione - ma tornando a essere sovrani e liberi. Magari non subito e non domani, ma subito dopodomani. Il libro "Il Tramonto dell'Euro" di Alberto Bagnai spiega il tutto in modo chiaro, referenziato, inequivocabile e incontestabile (qui).

Soprattutto, se non altro, si tornerebbe ad avere un futuro di rilancio davanti. Che invece, adesso, ci è del tutto precluso.

I predoni

Altro tema correlato. Dovesse succedere oggi una ulteriore fase di crisi nel nostro Paese, dall'Europa non avrebbero dubbi su come intervenire: visto che il nostro debito pubblico è in mano straniera, l'unico modo per colpirci e farcelo ripagare, sarebbe fatalmente quello di andare a mettere le mani nei conti correnti e sulla ricchezza privata dei cittadini italiani, oltre, ovviamente, sui nostri beni pubblici. L'Italia ne è piena. Ed è pieno il mondo di soggetti che vorrebbero metterci le mani sopra per farli entrare nel proprio portafoglio privato di asset.

Ci lasceranno cuocere nel nostro brodo ancora a lungo oppure è già all'orizzonte la nuova offensiva verso lo Stato e i suoi cittadini?

Nessuno conosce il futuro e tanto meno su questo giornale ci arroghiamo il diritto di predirlo come se avessimo la sfera di cristallo. Però la realtà e la cronaca non possiamo non sottolinearla. E tutto quello che accade negli altri Paesi a noi vicini - i casi di Cipro e Grecia sono solo quelli più recenti ed eclatanti - è fortemente indicativo, in tal senso.

Valerio Lo Monaco

PS Chi ricorda la storia recente del Btp Day? (qui)

PERCHE’ LA CRISI DI CIPRO E’ PEGGIO DELLA CRISI DEL KREDITANSTAIT DEL 1931 E DI QUELLA ARGENTINA DEL 2001 ?

Quanta smania, di un governaccio