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Hollywood No Sex. Ma solo per soldi

La scelta ormai è fatta: niente più sesso nei film di Hollywood. Al suo posto, tanti begli effetti speciali da lasciare il pubblico a bocca aperta. L’industria americana del cinema ha deciso in modo definitivo, ma non ci si faccia ingannare: non è la solita pruderie posticcia made in USA, almeno non direttamente. È business, come sempre, nient’altro che business. La statistica parla chiaro: l’ultimo film contenente una scena di sesso discretamente piccante che abbia raggiunto la cima della classifica annuale dei film più visti è Titanic, di James Cameron, anno 1997. Da quel film in poi, dove Di Caprio e la Winslet si sollazzavano dentro un’auto, nessun film contenente scene di sesso si è più piazzato decentemente.

Il problema è il bollino “family-friendly” che viene dato dalla censura statunitense ai film, decretandone il divieto ai minori di sedici o diciott’anni. Un divieto che taglia fuori una fetta enorme di audience e di spettatori pagatori. E così l’industria del cinema prende i suoi provvedimenti: «di solito le scene di sesso venivano scritte in sceneggiatura, a prescindere dalla storia, per mettere un po’ di pepe», dice Vincent Bruzzese, del centro di ricerca cinematografico Ipsos. «Oggi però la cosa fa sì che il film venga classificato come solo per adulti, tagliando fuori tutta l’audience più giovane. Oggi quindi sono i produttori che tagliano via le scene di sesso prima ancora che vengano girate».

In sostanza oggi i produttori si chiedono se c’è davvero bisogno del sesso in quel dato momento del film. E se non si possa, al suo posto, infilare qualche bell’effetto speciale da capogiro, in modo da mantenere la certificazione “family-friendly”. Chissà, magari collegato a qualche scena di violenza. Quella sì, invece, facilmente digeribile dal pubblico statunitense, e quindi internazionale. Prova ne sia che non ci sono state difficoltà a far accedere agli oscar film bellissimi come Django unchained, denso di immagini e linguaggio decisamente forti (d’altra parte si tratta di Tarantino), o Zero Dark Thirty, con la sua rappresentazione esplicita della tortura.

Dietro c’è anche il supporto dei sondaggi di opinione, tarati su categorie ben definite di consumatori. La Warner Bros. ne ha commissionato uno recentemente sull’utenza femminile. Risultato: le donne che vanno al cinema sono ben contente di vedere attori di bell’aspetto, ma si dichiarano infastidite e turbate da scene da sesso che non siano chiaramente collocate a servizio della storia, ma solo per “speziare” un po’ il tutto. Altri studi hanno rilevato che l’audience che permette il ritorno dell’investimento per l’industria cinematografica negli Stati Uniti è quella appartenente alla fascia d’età tra i 12 e i 17 anni. Per questo, dall’inizio degli anni 2000 in poi, a Hollywood si parla di “disneyficazione” della cultura e del cinema.

Un fenomeno che grandi maestri e autori di pellicole dove il sesso è il vero protagonista oggi vedono con giustificato orrore. Adrian Lyne, autore nel 1987 del film di cassetta Attrazione Fatale, ha commentato sostenendo che oggi la produzione non gli avrebbe permesso nemmeno di iniziare le riprese. E così un gran numero di film, belli e meno belli, oggi non troverebbero sostegno o diffusione a partire dalla “Mecca del cinema”, per non parlare dell’Academy Award, dove sembra essere più apprezzata, a prescindere dalla sua coerenza con la storia, una testa fatta esplodere da una pallottola che due persone in fase di accoppiamento.

La pruderie tipica americana c’entra solo indirettamente, si diceva. È infatti il punto di partenza di questa evoluzione paradossale dell’industria cinematografica. Da essa prende le mosse il business del grande schermo e la asseconda, con il semplice obiettivo di creare quel consenso che è poi botteghino, ossia rientro degli investimenti e utili. Nulla che abbia a che fare con l’arte, dunque. Quando invece dovrebbe, visto che il cinema sarebbe la settima. Ma tutto, compresa l’arte, quando si fa industria diventa qualcosa di diametralmente opposto.

E dunque se la creatività visuale veicolata dal cinema deve, come ogni forma d’arte, rappresentare ed educare, moderando gli aspetti più estremi e deteriori di una civiltà, negli USA questa funzione non le è più consentita, per quanto riguarda questioni sessuali. Puritani sono, e puritani il loro cinema li farà restare. Amanti della violenza sono sempre stati, e sempre continueranno ad essere, grazie alla loro industria del grande schermo. Gli unici interventi critici ed educativi a cui le povere menti americane potranno essere sottoposti saranno quelli di Sacha Baron Cohen, strabilianti ma troppo rari, purtroppo, per essere efficaci.

Davide Stasi

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