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Occhio, Battiato: «troie» non si dice

Si sono offese di nuovo, le mammolette della politica e dei media più o meno embedded. E di nuovo, e per l’ennesima volta, è spuntato fuori il fatidico termine: shock. Ad esempio, citando il titolo di Repubblica, «Battiato, frase shock da Bruxelles. “In Parlamento troie che farebbero di tutto"».

Come si direbbe a Roma: ammazza oh, che shock. Come si direbbe ovunque, se non si è del tutto scemi o del tutto in malafede, sai che novità. La vera frase shock, e sciocca, e da sganasciarsi dal ridere, sarebbe semmai quella opposta: “In Parlamento solo persone integerrime che sacrificherebbero tutto al bene comune”. Dopo di che, naturalmente, sarebbe doveroso scorrere l’elenco dettagliato dei membri di questa sopraffina élite che ci ha governati finora. Con gli ottimi risultati che conosciamo. E in assenza del benché minimo scandalo. E con una coerenza adamantina tra le dichiarazioni rilasciate, specialmente ma non solo in campagna elettorale, e la condotta effettiva, nelle aule parlamentari e fuori di esse.

Torniamo al fatterello di giornata, però. Battiato pronuncia la succitata “frase shock”, e subito dalle folte schiere degli scioccati si levano le lamentazioni e le proteste di circostanza. Ivi incluse, figurarsi, quelle degli ultimi arrivati ai vertici delle Camere: Laura Boldrini e Piero Grasso. La prima, in particolare, si lancia in un’autentica invettiva, come se finora i suoi incarichi per conto dell’Onu l’avessero portata, anziché in giro per il mondo, in un’altra galassia, dalla quale è appena rientrata per approdare a Montecitorio. Un’invettiva che, armandosi della dovuta pazienza, vale la pena di leggere: «Parole volgari e offensive. Respingo nel modo più fermo l'insulto che arriva da Battiato alla dignità del Parlamento». E ancora: «Stento a credere che un uomo di cultura come Franco Battiato, peraltro impegnato ora in un'esperienza di governo in una Regione importante come la Sicilia, possa aver pronunciato parole tanto volgari. Da presidente della Camera e da donna respingo nel modo più fermo l'insulto che da lui arriva alla dignità del Parlamento. Neanche il suo prestigio lo autorizza ad usare espressioni così indiscriminatamente offensive. La critica alle manchevolezze della politica e delle istituzioni può essere anche durissima, ma non deve mai superare il confine che la separa dall'oltraggio». Un ulteriore tocco di comicità, sempre involontaria, ce lo mette l’articolista di Repubblica: «Una dichiarazione, questa, che la Boldrini ha letto nell'aula di Montecitorio, fra gli applausi fragorosi dei colleghi».

Ma guarda: fra gli applausi fragorosi – fra-go-ro-si – dei colleghi. Tenere a mente, allora: colleghi.

Tra le altre levate di scudi, invece, ci limitiamo a segnalare quella del Foglio. Che essendo diretto da Giuliano Ferrara ha senz’altro una piena e specifica legittimazione a intervenire sul tema. Vedi la vicenda Cia, for example.

Il dileggio comincia nel titolo, «L’èra del Battiato nero» (nero? semmai rosso, o rosé), ma il vero motivo di stizza lo si trova subito sotto, nel cosiddetto catenaccio. «Dopo la destra subumana, le troie al Parlamento. Merita solo pernacchie». In realtà è proprio la prima asserzione ad aver indispettito la troupe del Foglio, e il testo del pezzo lo conferma: «Perché Battiato – solida fama, riconosciuta bravura – debba scendere così spesso, ultimamente, nei bassifondi e nel buonsenso (“la destra italiana è una cosa che non appartiene agli esseri umani”) è un mistero e ormai una patologia».

Tranquilli, ferraristi con le gomme a terra. Nessun mistero, visto che i bassifondi dei partiti e affini sono sotto gli occhi di tutti, e nessuna patologia, se non quella di non estendere gli stessi giudizi, o le stesse constatazioni di fatto, al di fuori del PdL. E di aver poi ridimensionato il commento tranchant, una volta scatenato il vespaio, specificando che era rivolto al parlamento della scorsa legislatura.

Gioco di parole per gioco di parole, sembra meglio quest’altro: L’era del maiale bianco. Più che una singola hit, un evergreen.

Federico Zamboni

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