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Esercitazioni russe a sorpresa nel Mar Nero

Una massiccia esercitazione interforze russa ha colto di sorpresa gli stati confinanti, i cui militari di servizio devono aver passato qualche momento di tensione e quelli disponibili sono stati sicuramente tirati giù dalle brande in tutta fretta.

Non si è rischiato nessun incidente: i russi hanno rispettato tutte le procedure e, forse, i più sorpresi devono essere stati proprio i loro uomini, considerato che l’esercitazione non era prevista ed i preparativi tenuti nella massima segretezza, ma l’obiettivo doveva proprio essere di testare la prontezza operativa nell’impiego coordinato di forze ingenti.

L’armata di Puitn ha, infatti, dispiegato ben 7.100 militari, circa 250 fra veicoli corazzati e blindati, 50 cannoni, 20 caccia ed elicotteri e 30 navi da guerra: una operazione in grande stile insomma e, a quanto risulta, perfettamente riuscita, non solo sotto il profilo militare.

Anche l’avvertimento politico dato dalla prova di efficienza delle forze armate russe sarà giunto a segno e i destinatari di questo devono essere coloro che sono intenzionati a trasformare la Siria in un conflitto regionale che schiacci Assad per portarli al potere, perché a questo sembrano voler portare le decisioni prese a Doha dalla Lega Araba. Decisioni che la Russia non ha affatto gradito. 

Il ministro Lavrov ha rilasciato dichiarazioni inequivocabili: «Consideriamo che il significato principale delle decisioni prese è che la Lega Araba ha rifiutato una composizione pacifica della crisi siriana». E ha aggiunto che «il riconoscimento della Coalizione Nazionale come unico legittimo rappresentante del popolo siriano contraddice il [comunicato ONU] di Ginevra».

La conseguenza è che l’ONU non è più mediatore per la Siria neppure per la Lega Araba, che pertanto si pone al di fuori del consesso internazionale, visto che per questa «non ci saranno negoziati, ma solo l’armare le forze che vogliono rovesciare il regime».

La principale risposta russa alla Lega Araba e a chi vuole infiammare la regione non è stata, come si è visto, quella diplomatica, ma militare: le dinamiche delle esercitazioni, che hanno visto anche lanci di paracadutisti, sono pienamente compatibili con lo scenario siriano. Un intervento russo in territorio siriano in caso di aggressioni esterne avverrebbe, viste le decisioni di Doha,  nel rispetto delle leggi internazionali: la Lega Araba le ha violate ed ha delegittimato l’ONU, che tanto si era adoperato, insieme alla diplomazia moscovita, alla ricerca di una soluzione negoziata.

Stando così le cose l’intervento militare in Siria di reparti stranieri potrebbe avere conseguenze che andrebbero ben oltre la degenerazione della guerra civile in conflitto regionale: il messaggio lanciato è chiaro, ora bisogna vedere se sarà colto e le esercitazioni a sorpresa non riapriranno la via della soluzione diplomatica.

Ferdinando Menconi

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