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Aspetterà, l'elettore di Grillo, che i tempi maturino?

Pochi giorni addietro ci siamo permessi di osservare che una delle cose più importanti da capire relativamente al risultato delle elezioni Politiche era entrare nei dettagli dell'elettorato del MoVimento 5 Stelle. Contrariamente a quanto scriviamo circa a ogni tornata elettorale, cercare di fare sociologia politica per questa nuova forza non è una perdita di tempo perché, a differenza che per gli altri partiti, capire quali siano le aspettative di questo "nuovo" elettore sollecita alcune considerazioni dirimenti.

Il punto nodale risiede nel tema che abbiamo sollevato nella puntata della settimana scorsa di Noi Nel Mezzo: quanti, tra gli elettori di Grillo, sono davvero consapevoli di cosa hanno votato?

Il 25% raggiunto è andato ben oltre le aspettative, pure alte e pure se inconfessate, che il comico genovese e i suoi militanti della prima ora potevano immaginare. Ciò significa che, numeri alla mano, a votare per il MoVimento 5 Stelle sono state molte più persone di quante non seguano questa iniziativa politica da tanto tempo e in modo decisamente attivo. Ma questo comporta alcune perplessità sulla tenuta stessa di questi grandi numeri. Se era facile aspettarsi che tutti gli attivisti non facessero che confermare in massa la propria preferenza al movimento, allo stesso modo non si può che essere certi che una larghissima parte di questo 25% è composta da elettori racimolati nelle ultime settimane di campagna elettorale. Voto di protesta, si è detto. Vero, ma non solo. Se per quanto attiene ai consapevoli, ovvero a chi segue il MoVimento 5 Stelle da tanto tempo e ne conosce per filo e per segno tutte le caratteristiche e i punti politici che vuole portare avanti è oltremodo semplice attendere che i tempi siano maturi per poterli portare avanti, non si può nascondere che per il resto - e crediamo che si tratti della maggioranza di questo 25% - il voto sia stato più che altro come una dimostrazione di speranza. Speranza che è, in questa situazione italiana sia economica sia sociale, l'anticamera della disperazione.

Buona parte dell'elettorato di Grillo, in altre parole, è in larga misura composto da persone che veramente "non ne possono più" della situazione attuale, dei politici che vediamo da decenni sempre al loro posto, e in senso lato della decadenza inarrestabile (ripetiamo: economica, civile, sociale) che si sta vivendo nel nostro Paese. Ebbene, questo elettore, oltre alle altre istanze, ha anche una dannata (e comprensibile) fretta che le cose cambino.

Si tratta in altre parole di un voto molto emotivo (ecco perché diciamo poco consapevole) che, per sua stessa natura, è allo stesso tempo alquanto volatile. 

La cosa ha una sua rilevanza, e la si vede in tutta la sua importanza proprio in queste fasi tormentate (e inutili) del balletto istituzionale per risolvere la questione governo.

Posto che un governo tutto politico è al momento impossibile proprio dal punto di vista numerico, e che alleanze contro natura non farebbero che far salire ulteriormente il consenso a Grillo, si va pertanto verso una soluzione di ingegneria partitocratica che nella migliore delle ipotesi porterà a nuove elezioni, nella peggiore a far passare tutte le altre norme che sono all'ordine del giorno e con alcuna limitazione di tempo.

Ma in entrambi i casi, come si comprende facilmente, per la "rivoluzione grillina" (ammettendo in toto, per ora, che questo sia il vero obiettivo del MoVimento 5 Stelle) ci sarà da attendere ancora molto. E ancora di più per vederne gli effetti pratici. 

Ecco, visto che i tempi si allungano, e visto che larga parte dell'elettorato di Beppe Grillo ripone nella velocità e nel cambio di direzione concreto i propri desideri, quanto potrà durare il consenso ottenuto in questo momento? Il sospetto, insomma, è che se da una parte i consapevoli rimarranno comunque legati al progetto, tutti gli altri, vista la presa di coscienza di non riuscire a portare a casa nulla in tempi che si credono ragionevoli, passi, altrettanto emotivamente, dall'entusiasmo del 26 febbraio scorso allo sconforto più totale. Con la conseguente transumanza dei voti (verso cosa non è dato sapere ma per il momento non è importante).

Insomma, o Grillo alla prossima tornata elettorale stravince, oppure vedrà ridimensionarsi il suo 25% attuale, questo il punto. Ed è esattamente in questa chiave che vanno interpretati i mal di pancia attuali anche all'interno del suo elettorato stesso. È come se la torta fosse lì, ci si volesse buttare a capofitto sopra, ma il capo continui a dichiarare che no, non è ancora il momento. 

E per chi ha la pancia vuota e una fame terribile, tale rinuncia è vista che più male non si può.

Del resto Grillo non ha scelta: se si allea con i soliti noti perde tutto. Se non si allea, viceversa, continua la sua battaglia (giusta) dura e pura ma, allo stesso tempo, rischia di perdere parecchio del consenso che ha avuto.

È, questa, la vera prima prova di maturità per questo nuovo grande partito. La campagna elettorale è stata giocata sull'entusiasmo. Ma il difficile è ora, dove si deve cercare di rimanere motivati.

Valerio Lo Monaco

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