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D’ALEMA SI DÀ DA FARE. PER L’INCIUCIO

“Baffino” esce allo scoperto e caldeggia il dialogo col PdL. Anche se «l’impedimento è Silvio Berlusconi»

A parole lo aveva escluso, ma che dentro di sé ci stesse pensando era a dir poco probabile. E adesso, infatti, è arrivata la conferma ufficiale. Per sua stessa ammissione. O addirittura, viste le modalità, per sua stessa rivendicazione.

Durante i lavori del direttivo Pd, tenutosi oggi a Roma, Massimo D’Alema ha detto non solo che «Non possiamo rinunciare a fare un discorso sulla destra e alla destra. La destra esiste», ma ha cercato di nobilitarne le motivazioni, affermando che «Dobbiamo liberarci dal complesso e dalla malattia dell'inciucio: Gramsci diceva che la paura dei compromessi è indice di subalternità culturale». Gramsci si sarà rivoltato nella tomba, ma pazienza.

Ironia a parte, la questione è serissima. A meno di illudersi che ormai il futuro che ci attende sia già scritto, nella versione assai ottimistica per cui l’avvento della Nuova Era di Grillo è ineluttabile e a portata di mano, la sortita di D’Alema deve essere considerata come il primo segnale evidente di quello che era logico aspettarsi. La ricerca obbligata di un qualche tipo di accordo tra Pd e PdL, per non parlare dei Montiani, allo scopo di proseguire le politiche economiche in corso.

Rispetto a questo obiettivo, che per i potentati finanziari internazionali è pressoché inderogabile (salvo tentare di riassorbire certe istanze del MoVimento 5 Stelle depotenziandole a fattore di rinnovamento generico, vedi le recentissime parole dell’alto dirigente di Goldman Sachs che ha definito «entusiasmante» la vittoria elettorale di Grillo), l’ostacolo più evidente è il solito. E D’Alema, anche in questo caso, ne parla con estrema chiarezza. Si rammarica che «in un momento così drammatico per il paese non sia possibile una risposta a livello di unità nazionale» e indica senza mezzi termini l’intoppo: «l’impedimento è Silvio Berlusconi».

La domanda dalla quale si riparte, quindi, è nitidissima: il padre-padrone del PdL sarà disposto a fare un passo indietro, allo scopo di favorire/consentire questo tipo di accordo? La risposta, al di là delle chiacchiere più o meno altisonanti che sentiremo nei prossimi giorni riguardo al rispetto che è dovuto a Berlusconi e all’indisponibilità dei suoi fidi a subire ricatti da parte di chiunque e in particolare della “sinistra”, è che dipenderà dalle contropartite. Sia interne che estere.

Il dato di fatto, intanto, è che lui, il padre-padrone non solo del Pdl ma di Mediaset e di Fininvest (e via lucrando), ha già dichiarato all’indomani delle elezioni che «Nei prossimi giorni dovremo riflettere sugli scenari politici e sulle proposte per il futuro del Paese. Nessuna forza politica e responsabile può ignorare il valore della governabilità».

Anche se in troppi tendono a dimenticarsene, dietro la maschera dell’imbonitore da quattro soldi, e del ganimede invecchiato e un po’ patetico che continua ad atteggiarsi a grande playboy, c’è un miliardario che è innanzitutto abituato a far di conto.

 

 

 

 

Rassegna stampa di ieri (06/03/2013)

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