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Helmut Kohl: sull'Europa «agii come un dittatore»

Se nel nostro Paese la memoria storica avesse un senso, e fosse in grado di sortire effetti che pure sarebbero dovuti quando si vengono a scoprire delle nuove cose inerenti il passato, probabilmente il nostro presente sarebbe differente. In merito all'Europa delle Banche, che su queste pagine prendiamo a picconate praticamente ogni giorno, mano a mano che esponenti politici di un certo peso si avviano alla vecchiaia e lasciano trapelare informazioni sul loro passato e in particolare su questa enorme vicenda di espropriazione della sovranità, in pratica viene data ragione a tutti quanti, da sempre, criticano la costruzione europea per quella che è stata sin dall'inizio. E torto, ovviamente, a tutti gli altri che la continuano a sostenere.

Questa volta citiamo alcune parole, inequivocabili, dell'ex cancelliere tedesco Helmut Kohl, che hanno il contenuto, più che altro, di una vera e propria confessione.

«Sapevo bene che non avrei mai potuto vincere un referendum a favore dell'introduzione della moneta unica. Lo avrei perso, e senza una accettazione tedesca dell'euro nessuna altra nazione europea ci sarebbe riuscita». Quindi, dichiara ancora l'ex-cancelliere, «agii come un dittatore». E impose l'Euro alla stessa Germania, oltre che di fatto a tutti gli altri.

Queste parole sono contenute all'interno di una intervista concessa a un dottorando tedesco, Jens Peter Paul, nella preparazione di una sua tesi del 2002. Oggi, a "soli" undici anni di distanza, arrivano anche a noi (e a pochi altri, come Ugo Gaudenzi, che ne stanno dando il giusto risalto).

Il cancelliere tedesco, pertanto, credeva - e sono sempre sue ammissioni - che l'adozione della moneta unica avrebbe condotto l'Europa a una fase di «pace duratura». Rammentiamo che Helmut Kohl è passato alla storia come il cancelliere della Germania unificata dopo la caduta del muro del 1989.

Tornano di ulteriore attualità, queste parole, proprio in virtù della morte di Margaret Thatcher, che allora, insieme anche a Francois Mitterand (dapprima scettico ma poi promotore egli stesso) furono i primi e più importanti responsabili della consegna dei Paesi europei, definitivamente, alle grinfie della speculazione. La Gran Bretagna, come sappiamo, si guardò bene dal farlo pur spingendo in tale direzione tutti gli altri Paesi sui quali, poi, da esterna alla moneta unica, come abbiamo visto e stiamo vedendo, ha speculato e continua a speculare. Ma quell'Europa lì, priva di una unione economica e in modo particolare priva di sovranità vista la sua totale resa alla BCE e all'interferenza del Fondo Monetario Internazionale e della Banca Mondiale, è quella che ci troviamo in eredità oggi. Con le sue privazioni, le sue imposizioni, la sua totale assenza di futuro. Sulle macerie dei cittadini europei.

Sarebbe il caso insomma che si arrivasse a definire, e a rammentare periodicamente, se non addirittura a inquisire e a processare, chi furono i responsabili originari di tale crimine nei confronti degli europei. E quella di Kohl è una delle ultime ammissioni, in tal senso.

A questo punto della storia, pertanto, assumono contorni molto più definiti e certi tutte le tesi sostenute da vari saggisti, intellettuali e giornalisti che nel corso degli ultimi anni si sono battuti, tra l'indifferenza dei moltissimi e la derisione di altri, quando non l'oblio di tutti gli altri operatori della comunicazione, affinché la realtà di questa costruzione mostruosa, antidemocratica e criminosa dell'Europa venisse fuori.

Ida Magli nel 2010 ha scritto senza mezzi termini "La dittatura europea". Titolo che sembra riportare, letteralmente, ciò che Helmut Kohl oggi confessa.

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