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I DIECI SAGGI HANNO PARLATO, AUGH

Un giorno, quando se ne occuperanno (forse) i libri di storia, diventerà un paragrafetto divertente. Che suonerà all’incirca così.

Il 30 marzo 2013, in prossimità della scadenza del suo settennato e in una situazione di totale impasse parlamentare, l’allora Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, chiese a dieci personalità di varia estrazione, che i media definirono subito “i Saggi”, di formulare delle «precise proposte programmatiche oggetto di condivisione da parte delle forze politiche». Poiché la nomina avvenne di sabato, nonché alla vigilia di Pasqua, per dare inizio ai lavori si dovette attendere il martedì successivo, il 2 aprile. Le conclusioni, a loro volta, furono presentate il 12 dello stesso mese (qui).

Nell’accogliere i due elaborati finali, il succitato Napolitano spese parole di grande apprezzamento, precisando che tali relazioni «faranno parte delle mie consegne al nuovo Presidente della Repubblica, oltre che essere oggetto, in questi giorni, della mia personale, ulteriore riflessione. Esse saranno rese subito disponibili sul sito del Quirinale e potranno essere dunque valutate obbiettivamente da tutti». A scanso di equivoci, o di più salaci e irriguardose perplessità, aggiunse inoltre di augurarsi «che al di là di dubbi e riserve che hanno accompagnato lo stesso annuncio della istituzione dei due gruppi, si riconosca la serietà del lavoro compiuto, pur nella piena libertà, com'è ovvio, di giudizio critico da parte di chiunque» (il testo completo, immediatamente pubblicato sul sito del Quirinale, si trova qui).

Purtroppo per lui, quelle benevole speranze si rivelarono assai sovrastimate. E infatti un piccolo, ma combattivo, quotidiano on-line titolò in maniera irriverente «I dieci saggi hanno parlato, augh».

(fz)

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