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Suicidi fuori dalle cronache

Al di là dell'effetto mediatico del suicidio di Civitanova - e della figura barbina del Presidente della Camera, Laura Boldrini, che si è dichiarata stupita di aver preso coscienza di quale sia lo stato di povertà nel nostro Paese - il fenomeno dei suicidi dovuti alla crisi e alla impossibilità di fare fronte alle mere necessità quotidiane, è in rapida espansione.

Si tratta di un dato molto più diffuso rispetto a quanto traspare dalle cronache, anche perché il più delle volte, quando si verifica un fatto del genere, molte famiglie preferiscono, comprensibilmente, di non dare troppo risalto alla cosa e di piangere in modo dignitoso e appartato i propri morti. Ma i dati reali, cioè il numero dei suicidi per motivi economici, sono in fortissimo aumento.

Gli ultimi eventi, in ordine di tempo, si sono registrati in Sardegna, anche se non ne ha parlato nessuno. Ce ne sono stati tre in poche ore. Un operaio edile di 47 anni a Serramanna. Un imprenditore di 53 a Macomer e un piccolo impresario di Orotelli, anch'egli di 47 anni.

Come si vede, si tratta di persone niente affatto anziane, anzi per motivi anagrafici ancora nel pieno delle loro forze lavorative ma che, proprio per la situazione attuale, non vedendo un possibile futuro economico di fonte a sé, hanno deciso di farla finita. 

Scriviamo spesso degli aspetti perversi di un sistema che porta, tra le sue conseguenze, anche quelle estreme di chi decide di togliersi la vita. Massimo Fini, praticamente inascoltato, lancia tale allarme da tanti anni, da ben prima della crisi, nella derisione di molti intellettuali di regime. Eppure scriveva in modo chiaro - e parliamo di almeno venti anni addietro - in merito al fatto che non si può definire, il nostro, come "il migliore dei mondi possibili" nel momento in cui l'aumento dei suicidi "è in forte crescita in almeno tutto l'Occidente".

Oggi basta la cronaca, per tenere accesa l'attenzione su questo fenomeno della modernità.

E sempre a titolo di cronaca, ma per una volta con un forte valore anche simbolico, citiamo le parole scritte in una lettera aperta a Bersani, Monti, Berlusconi e anche Grillo da parte di Marco Letizia, che è il portavoce nazionale dei funzionari di polizia: un gesto disperato di protesta come un suicidio, "nel contesto generale che stiamo vivendo, in una manifestazione di piazza, avrebbe la forza di una scintilla in grado di far esplodere il disagio accumulato nel Paese, generando quella partecipazione emotiva incontrollata e irrazionale in cui preoccupano anche le strumentalizzazioni dei professionisti del disordine".

Di questa partecipazione emotiva, al momento, oltre che nei casi locali, non vi è invece praticamente traccia. E ancora meno si intravede, purtroppo, il possibile sbocco di questa nei confronti di una sacrosanta rivolta di piazza.

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