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Eurocrazia: tagliare la testa al mostro

«L’euro non è una porta scorrevole»: sono parole di Mario Draghi, pronunciate nel corso delle conferenza della Banca Centrale Europea lo scorso 4 aprile, in risposta a una domanda di un giornalista del sito Zero Hedge riguardo la possibile uscita della Grecia e della Spagna dall'Euro in caso di peggioramento della situazione economica. 

Il dato che emerge è sempre il solito, ma pare che non ci si rifletta a sufficienza, visto che tale dichiarazione non è che sia stata poi ripresa e commentata come avrebbe invece meritato. Gli eurocrati non hanno alcuna intenzione neanche di ammettere, almeno ufficialmente, la possibilità di uscita dall'Euro da parte dei Paesi che volessero - o fossero costretti a - farlo. Naturalmente invece a tale eventualità si sta pensando, eccome, e neanche poi troppo lontano da microfoni e taccuini. Come stiamo riportando quotidianamente qui sul giornale. Certo non è la BCE a farlo.

Allo stesso tempo, però, bisogna cogliere una ulteriore tendenza generale (oltre a quella dello spostamento sistematico di ricchezza dai cittadini alle Banche), che descrive Maurizio Blondet come meglio non si potrebbe:  

Di fronte alla crisi che s’aggrava, gli eurocrati e i banchieri (e i politici che eleggiamo, loro appendici superflue) hanno una sola soluzione, sempre quella: rinforzare i poteri centrali europei. Eppure si vede ormai ad occhio nudo: più il processo di «integrazione» avanza, peggio la situazione si deteriora. Ma gli eurocrati propongono sempre di aumentare i loro stessi poteri. È il loro potere personale che cercano. 

L'imperativo assoluto che vogliono mantenere è quello di auto assicurarsi la sopravvivenza, a discapito di tutto il resto: 

Le istituzioni europee non cercano di proteggere i popoli in questa grande depressione; cercano di proteggere se stesse. Se la soluzione della crisi richiede uno smantellamento dell’euro, la Commissione e la BCE rigettano tale soluzione, perché equivarrebbe al loro suicidio politico. Perciò per scongiurare questo esito, sono pronti a tutto. Anche a rimangiarsi i loro stessi dogmi del liberismo totalitario che dichiarano loro religione, fino a violare le stesse norme che loro si sono dati. Così, addio «libera circolazione di capitali»: a Cipro hanno imposto (con opportuno ritardo: le banche della Germania e di altre nazioni «core» dell’Eurozona hanno portato via i loro soldi dalle banche cipriote prossime a implodere, prima che la crisi bancaria fosse annunciata) il controllo sui capitali. Addio inviolabilità della proprietà privata: a Cipro hanno imposto il prelievo forzoso fino al 40% sui conti correnti, un vero esproprio proletario fatto dai supercapitalisti. Si sono rimangiati la promessa di garanzia sui depositi fino a 100 mila euro, e già propongono di fare lo stesso prelievo sui conti correnti italiani, perché tanto, «gli italiani sono più ricchi dei tedeschi: patrimonio di 108 mila euro contro 95.500» (è la voce che manda in giro la BCE, per preparare il prelievo forzoso). Esigono «rigore» e dichiarano di non poter stampare moneta «per statuto», ma creano mille miliardi di euro da dare alle banche all’1%, e senza la minima contropartita, ma non alle imprese.

È il motivo principale per il quale ribadiamo da anni che al momento, in merito alle "priorità" politiche non solo del nostro Paese, ma di tutti quelli assoggettati ai poteri forti dell'Europa, quella non solo più importante, ma addirittura dirimente su tutto il resto, sia quella di farla finita con questi strozzini legalizzati. Anche le battaglie interne più sentite in Italia, come quella sul lavoro, come i problemi della Cig e dell'abbassamento delle tasse, sono irrilevanti, se non si taglia la testa al mostro.

Perché nessuna misura, nessun incentivo, nessuna operazione di riequilibratura dei conti e delle spese pubbliche, ancorché fatta nel migliore dei modi (il che, vista la classe politica che abbiamo, è comunque un miraggio) può avere successo se a monte ci sono delle imposizioni così grandi, e così vessatorie, da rendere vano qualsiasi tentativo di arginamento a valle.

Ci stanno strangolando, come dimostra la disoccupazione galoppante che raddoppia, accelerando il ritmo, e le migliaia di aziende che chiudono perché non reggono l’euro «forte» nel momento in cui anche la Bank of Japan stampa a perdifiato (la Fed lo sta facendo da tre anni). È per colpa loro, del loro euro, se anche il Fondo Monetario riconosce che «l’economia mondiale crescerà quest’anno del 3,4%, per poi accelerare al 4,1% nel 2014, ma l’Europa cala dello 0,2%» (in realtà molto di più: le previsioni delle tecnocrazie bancarie si sono sempre rivelate ottimiste).

Il peggio che potrebbe accadere, purtroppo, è quello che sta puntualmente accadendo, e cioè che oltre a un governo che tarda ad arrivare, e che comunque non sarà in grado di ingaggiare una battaglia del genere con l'Europa, potremmo trovarci un Presidente della Repubblica facente parte, direttamente o indirettamente, della cabina di regia europea che dovremmo invece abbattere.

CROLLO DELL’ ORO E DELLA BORSA ...TERRORE A BOSTON..."STA PER ACCADERE QUALCOSA DI SINISTRO ? "

Bum! E si grida subito al terrorismo