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PD-PDL PER MARINI: SERVE ALTRO PER APRIRE GLI OCCHI?

Viene quasi da essere contenti, per l’emergere di questa intesa: il PdL, ovvero Berlusconi, che trova un accordo con il Pd, sia pure con un voto a maggioranza e con la cospicua eccezione di Matteo Renzi e dei suoi. Ed entrambi che identificano in Franco Marini il successore bipartisan di Napolitano.

La prima cosa di cui ha bisogno l’Italia, ovvero l’insieme dei suoi cittadini, è infatti una dose-urto di chiarezza, in modo da togliersi ogni residua illusione sulla gravità della situazione. E sul fatto che non esiste alcuna possibilità “soft” di uscirne. Le oligarchie che ci hanno condotti a sprofondare nel disastro, peraltro con il concorso attivo delle loro vastissime clientele e con l’acquiescenza di quasi tutti gli altri, non hanno nessuna intenzione né di correggersi, né di sgombrare il campo spontaneamente.

Stando così le cose, la condizione preliminare è rigettare tutto ciò che alimenta l’equivoco di un rinnovamento pacifico, a maggior ragione se imperniato sulla  fanfaluca che, per cambiare direzione, basti dare una rinfrescata alle classi dirigenti. Facendo largo ai giovani, come il suddetto Matteo Renzi (che pure ha 38 anni ed è in politica da quasi venti, partendo dai Comitati Prodi e proseguendo con il Ppi, la Margherita e infine il Pd: in pratica, un “bel” democristiano di centrosinistra, con moltissimo centro e pochissima sinistra). Oppure espandendo massicciamente la presenza femminile nelle pubbliche istituzioni, come se la differenza di sesso implicasse di per sé una seppur minima garanzia di alterità rispetto alla concezione e all’esercizio del potere: vedi la Thatcher al governo del Regno Unito, la Clinton al Dipartimento di Stato USA, la Lagarde al vertice dell’Fmi, la Marcegaglia a capo di Confindustria, e via enumerando tra le ladies che sono arrivate in cima.

Franco Marini è quello che è. E non è affatto sicuro che la sua elezione possa bastare a far aprire gli occhi ai tantissimi che, finora, li hanno tenuti ostinatamente/stupidamente/colpevolmente serrati. Ma se non altro non facilita il compito a quelli che mirano a far credere che Bersani sia assai diverso da Berlusconi, e viceversa. Ovviamente, se davvero sarà lui ad accedere al Quirinale, si darà il via alle campagne mediatiche, permanenti, che tenteranno di accreditarlo come l’ennesimo vegliardo buono, e saggio, della nazione, così come è avvenuto con Ciampi e con Napolitano. E prima di loro con Pertini.

Tuttavia, meglio lui di un finto alfiere del cambiamento. Hai visto mai che contribuisca a far capire che siamo nel pieno di una farsa, benché dai risvolti drammatici per le sue implicazioni economiche e sociali, e che la chiave di volta non è un restyling dell’esistente, per dirla alla Pierferdi Casini, ma un progetto completamente diverso.

 

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