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Usura: +155% in un anno. Lo Stato dov'è?

Solo ieri riportavamo le parole in merito ai metodi usurai di Equitalia, per voce del presidente di Confedercontribuenti (qui) secondo il quale, dati alla mano, le famiglie e le imprese sono costrette sempre più spesso a ricorrere all'usura per fare fronte ai debiti e anche alle mere spese correnti di sopravvivenza. 

Oggi è il caso di darli, questi numeri, perché sono emblematici: l'usura è aumentata del 155% in un solo anno. 

Se la richiesta dei mutui è crollata del 42%, e il fenomeno del credit crunch della Banche, stigmatizzato ipocritamente anche da Mario Draghi, sta mettendo in asfissia l'intero Paese, è evidente che si ricorra sempre più spesso ai meccanismi usurai. Che sono l'anticamera della capitolazione finale e, in moltissimi casi, dei tanti suicidi che si stanno accumulando di giorno in giorno.

Il fenomeno più rilevante e forse meno visibile al primo sguardo non è però solo relativo al fatto che siano crollati i mutui e i prestiti, ma che siano proprio famiglie e imprese a non provare neanche a richiederli. C'è, insomma, una totale sfiducia non solo sulle possibilità di vedersi riconoscere e concedere dei prestiti, ma anche sul fatto di poterli onorare. È lo specchio della situazione relativa alla ricerca del posto di lavoro: gli scoraggiati e gli inattivi che rinunciano anche a cercarlo, un posto di lavoro, sono di più rispetto a quelli iscritti all'ufficio di collocamento. Una situazione di disagio sociale, economico, ma soprattutto esistenziale senza precedenti.

Secondo Bankitalia, che non lesina, come Draghi, dati e giudizi imperniati sull'ipocrisia stessa della loro funzione nel momento stesso in cui pronunciano tali parole, il debito medio che grava sulle famiglie è di 30 mila euro (con un aumento di quasi il 29% rispetto al 2008) e oltre il 38% delle famiglie non sarebbe in grado di sostenere una spesa imprevista di 800 euro.

Ma si tratta di una media, cioè di un artificio contabile, o di una distorsione ottica, perché non tiene conto del fatto che un debito "medio" di 30 mila euro, ove applicato alle 9 milioni di famiglie che sono al limite della povertà, significa letteralmente il blocco completo delle proprie capacità.

I dati delle Camere di Commercio sono parimenti impietosi. Dal 2010 a oggi, circa 245 mila aziende hanno chiuso per sovraindebitamento o perché vittima degli strozzini. E se i commercianti coinvolti in rapporti usurai sono oltre 200 mila, il numero più impressionante è quello relativo all'aumento di chi pratica usura. Si è passati da 25 mila a 40 mila in pochissimo tempo.

Se i numeri sono chiari, allo stesso modo dovrebbero esserlo "i volti", di chi pratica usura, o no? E perché dunque non ci si muove in tal senso?

Uno Stato, un sistema politico, che prende coscienza di questi numeri dovrebbe intervenire tempestivamente con ogni mezzo: permettere che il meccanismo usuraio si estenda nel Paese con questo ritmo e non fare nulla è un vero e proprio crimine politico contro la società. Ma al momento, come vediamo, non fa nulla di nulla. Lo Stato, per questo, è del tutto assente.

 

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