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UN PARLAMENTO SADOMASO. OPPURE, UNA GAG CONDIVISA

Napolitano tiene il suo discorso di insediamento e dispensa frustate su frustate ai partiti e ai relativi deputati e senatori. Una grandinata di rimbrotti che, al netto del linguaggio forbito, si potrebbero sintetizzare in un tris di frasi molto più spicce.

Uno: non siete stati capaci di fare un tubo. Due: mi siete venuti a supplicare di cavarvi le castagne dal fuoco. Tre: da adesso in poi si fa come dico io, altrimenti…

Il tutto, con un tono secco e quasi sprezzante che avrebbe fatto arrossire, o insorgere, qualsiasi destinatario dotato di un minimo di lucidità e di amor proprio. Delle due l’una, infatti. O ti meriti la strigliata, e allora la ascolti/subisci/sopporti in silenzio, oppure no, e quindi ti inalberi. I presenti, invece, si sono spellati le mani a forza di applausi, come se tutte quelle contestazioni non riguardassero loro ma chissà chi altro. O magari, vedi quanto abbiamo scritto stamattina, come se in quella sgridata collettiva ci fosse già incluso il perdono. Ecco fatto: adesso il papà, o il nonno, ce le canta a brutto muso, ma poi finisce lì. Un pizzico di pazienza e poi si ricomincia tale e quale. E senza perdere neanche un soldino della paghetta, naturalmente.

Una condotta talmente assurda che a un certo punto lo stesso Napolitano si è sentito in dovere di puntualizzarlo: «Il vostro applauso non induca a nessuna autoindulgenza».

E anche qui, delle due l’una. O i cosiddetti onorevoli sono una congrega di psicolabili votati al sadomaso (sadici coi cittadini indifesi, masochisti con i dominatori che li umiliano), oppure si tratta di una combriccola di furbetti che hanno motivo di infischiarsene, considerando la reprimenda una pura messinscena a uso e consumo dell’opinione pubblica.

Una domanda di sicuro interesse, nei prossimi talkshow.

Il senso di Napolitano per la piazza

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