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Nord Kossovo, il popolo contro gli accordi

La Serbia ed il Kossovo hanno raggiunto un primo accordo sotto l’egida dell’Unione Europea, che ha, di fatto, ricattato Belgrado, subordinando qualsiasi ipotesi di trattativa per l’adesione all’ UE all’accettazione della profonda mutilazione territoriale subita dopo l’aggressione NATO.

Le porte dell’Europa cominciano a schiudersi, e non sembra un grande affare visto anche che il prezzo è stato di svendere i 120mila serbi del Nord Kossovo, lasciandoli in balia dei governanti di Pristina e frustrandone ogni velleità di ricongiungimento alla madrepatria. L’Unione Europea ha mostrato ancora una volta di adottare due pesi e due misure insomma. Da una parte ritiene legittima la secessione degli albanesi, dall’altra non riconosce il medesimo diritto ai serbi, come sempre è stato nelle guerre balcaniche degli anni 90: ogni separatismo veniva sostenuto, salvo quando erano i serbi dei territori scissi a voler restare uniti alla loro nazione.

Come sempre più spesso accade, però, la piazza si è rivoltata contro i governanti e oltre 10mila persone hanno manifestato duramente, non fidandosi delle promesse di autonomia in tema di giustizia, sicurezza, sanità e istruzione, che ai loro occhi sono comunque insufficienti. I serbi vogliono restare serbi ed hanno annunciato un referendum sugli accordi raggiunti, approvando anche la creazione di un Parlamento autonomo della provincia del Kossovo.

Non si vede perché ai 120mila serbi del Kossovo debba essere negato quello che fu concesso agli albanesi del Kossovo, ma improvvisamente i confini violati sono diventati intangibili e nessuno si cura più della volontà popolare. L’autodeterminazione delle genti balcaniche non serve più, ha adempiuto al suo scopo soddisfacendo gli interessi atlantisti, che mai le hanno avute a cuore.

Da adesso in poi i serbi del Nord Kossovo saranno solo dei pericolosi nazionalisti, che tentano di sabotare il processo di pace e che dovranno essere convinti a recedere dalle loro sacrosante posizioni. C’è, però, piazza e piazza, alcune non possono essere smobilitate con poche battute del leader carismatico di turno: difficilmente i serbi rinunceranno a resistere al tentativo di assorbimento da parte degli albanesi e lo faranno usando tutti i mezzi che il desiderio di mantenere la libertà rende legittimi. E la violenza è uno di questi.

Ferdinando Menconi

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