Ottima scelta

Se sei arrivato qui allora sei uno degli ultimi esemplari viventi di Homo Sapiens. Buona lettura.

Arabia. Tempi duri, per i troppo belli

Si ha un bel dire che sono tradizioni altrui e vanno rispettate, ma sempre più spesso il bigottismo arabo supera di brutto i confini del ridicolo, quindi il massimo del rispetto che può ottenere è una beffarda risata.

L’ultima grottesca misura della Mutaween, la polizia religiosa saudita, è stata di espellere dal paese, su due piedi, tre giovanotti venuti a Riad per un evento culturale, con la motivazione di essere «eccessivamente affascinanti». Definire grottesca la situazione è poco, visto che il timore della polizia religiosa era che tutte le donne presenti all’evento avrebbero potuto innamorarsi dei tre giovani. Meno male che gli islamici sarebbero gli ultimi residui di una virilità che nulla teme, al contrario dei corrotti e debosciati occidentali. Questi ultimi, però, sono costretti a guadagnarsi e mantenere l’amore e il rispetto delle loro donne senza il determinante aiuto delle forze dell’ordine, che in Arabia espellono dai confini nazionali ogni possibile concorrente.

Per fortuna l’onore dei maschi sauditi è tutelato con determinazione dai manganelli della Mutaween, che ha prontamente circondato lo stand dei tre possibili seduttori, prelevandoli con la forza e cacciandoli dal paese seduta stante, senza nessuna Boldrini ad indignarsi per le modalità d’espulsione degli “extrasauditi”. Machisti da operetta, altro che virili esponenti di una maschia tradizione, i nostri bravi sauditi che ottengono la fedeltà con l’abile uso del manganello, sì, ma quello della polizia.

Le follie d’Arabia non si fermano qui, però: anche gli evoluti Emirati Arabi Uniti hanno voluto metterci del loro, proibendo i bikini e i costumi maschili aderenti. Sulle spiagge ad alta concentrazione turistica del paese sono apparsi cartelloni, in arabo e inglese, che ricordano ai bagnanti che devono «rispettare la morale pubblica e indossare vestiti modesti». Una draconiana misura dovuta al crescente disagio, provocato tra la popolazione locale, da abbigliamenti e anche atteggiamenti, quali baci e abbracci, considerati «offensivi» dal tradizionalismo islamico maggioritario.

Non era, infatti, più tollerabile che nelle spiagge, almeno quelle non separate per sesso, che i bikini si mescolassero a burqa e niqab: il rispetto delle tradizioni altrui non è minimamente concepibile da quelle parti. Sì, tradizioni. Perché se si vuol sostenere che le tradizioni altrui devono essere rispettate, ma da loro come da noi, non si deve dimenticare che il bikini appartiene alla nostra tradizione almeno dai tempi di Pompei, dove splendidi affreschi mostrano donne con costumi da bagno che non sfigurerebbero con le ultime creazioni della moda che affollano le nostre spiagge.

Eppure, per alcuni vale ancora l’uso dei due pesi e due misure. Da noi si devono rispettare i costumi, è proprio il caso di dire, altrui a casa nostra, fino ad accettare niqab e burqa, e si deve accettare pure che loro non rispettino i nostri a casa loro: di reciprocità neanche a parlarne. Il rischio che si limitino i bikini e i topless sulle nostre spiagge, per non disturbare il “vero credente”, non è così remoto, considerato che ci sono piscine comunali che hanno accettato orari differenziati per uomini e donne, in ossequio a quanto esige il Profeta. La Tradizione nostra, risalente alla Roma antica, invece prevedeva accesso misto alle terme, mentre oggi sono solo quelle altrui a meritare supina accettazione e intollerante rispetto.

Gli unici a poter essere soddisfatti sono giusto i dermatologi, ma loro non a torto, visto che prendere il sole in burqini preserva la pelle da precoce invecchiamento e dal melanoma. Solo la pelle e non il cervello, però. Lì il colpo di sole ha già dispiegato in pieno i suoi nefasti effetti: inutile coprirsi la testa e chiudere gli occhi come si continua a fare.

Ferdinando Menconi

 


Intervista a Luca Mercalli: «Prepariamoci»

Disoccupazione giovanile da record. Più alta dal 1977