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Grillo: il rischio sterile (e cieco) della "semplificazione"

La semplificazione, o almeno il tentativo di reductio, ha il pregio della sintesi ma molto spesso il difetto dell'approssimazione. Secondo Paolo Bartolini, che ha indirettamente risposto su Megachip al mio articolo "sulla rabbia", noi faremmo dunque parte dei "duri e puri", per quanto attiene ai metodi da utilizzare per scardinare lo stato delle cose, per il semplice motivo di aver sottolineato alcune problematicità che l'avvento del MoVimento 5 Stelle ha portato con sé. Tra le quali, appunto, l'incanalamento della rabbia in autostrade democraticamente parlamentari e sistemiche.

Non solo. Secondo Bartolini la nostra sarebbe una posizione "miope" - oltre che «frutto di un desiderio frustrato di far saltare il tutto senza considerare la vita concreta degli individui e gli effetti che su di essa sortirebbe la rabbia esplosiva priva di mediazione politica e culturale» - perché rappresenterebbe la copia fedele «di due atteggiamenti che la psiche individuale mette in campo quando non riesce a fronteggiare livelli troppo alti di sofferenza: 1) timore di dialogare con l’Ombra (depositaria dei vissuti di rabbia, insoddisfazione e disagio) e di riconoscerla come appartenente all’interezza del Sé; 2) identificazione totale con l’Ombra stessa, fino alla perdita del controllo cosciente sugli eventi e sulle loro conseguenze».

Le cose stanno diversamente. Intanto le analisi che abbiamo fatto qui sul Ribelle, in merito al fenomeno Grillo e già da molto prima che si lanciasse in politica, sono un pelo più fini e approfondite rispetto a chi da una parte si schiera a favore senza se e senza ma e chi dall'altra demonizza senza riflettere. Basta un rapido giro nei nostri archivi per accorgersene. Del resto, è proprio perché siamo convinti anche noi di quello che scrive Bartolini, «il Movimento 5 Stelle è oggi il tentativo più notevole di riconoscere i contenuti inconsci dell’Ombra sociale e di costruire un ponte – simbolico, culturale e politico – per tramutare il malessere diffuso in progetto e proposta di cambiamento», che è necessario parlarne senza nascondersi dietro ai facili (e spesso recenti) entusiasmi. Ed è quello che cerchiamo di fare.

Ma i passaggi più interessanti sui quali è invece importante puntualizzare, nell'articolo, sono altri.

Tanto per iniziare, il «bivio» tra conformisti e ribelli. Quello che Bartolini definisce «fasullo» e che invece è lo snodo decisivo per scegliere come porsi di fronte alla situazione attuale.

In secondo luogo, proprio dal punto di vista storico, sarebbe bene che in modo particolare un movimento politico, e chi lo commenta e analizza, accettasse se non altro di credere ai propri occhi e alla propria memoria, se ne ha. Insomma decidesse una buona volta di prendere coscienza della realtà per capire che tale bivio è, soprattutto oggi, più necessario che mai.

Che si scelga la strada di "riformare" un sistema è una possibilità, quando non è una mistificazione. Che si pensi che tale sistema non possa essere riformato, ma solo rivoluzionato, è però un'altra legittima opinione, o no?

Su quale delle due sia più praticabile, e soprattutto quale delle due possa portare a risultati di un certo rilievo, si può discutere. Ma che di risultati di un certo rilievo ci sia bisogno credo che nessuno abbia alcun dubbio: non si penserà mica che rifare l'impianto elettrico all'interno di un appartamento sia un buon risultato mentre non ci si accorge che il palazzo sta crollando, vero?

Naturalmente nessuno di noi qui ha parlato di «ipnosi» per i quasi 9 milioni di italiani che hanno votato Grillo, mentre invece abbiamo scandagliato a fondo, eccome, la «patologia che negli ultimi venti anni si è impossessata dell'elettorato di centro-destra e centro-sinistra». Altro che «inutile ispezione»: è proprio da quella ispezione – utilissima, se la si è compiuta – che ci si può rendere conto, ad esempio, di come sintomi analoghi vi siano anche nell'esperienza attuale dell'M5S. Onde, naturalmente, cercare di prenderne le misure.

Chiunque voglia fare una analisi onesta dal punto di vista intellettuale, non può prescindere dal rendere manifesti i risultati. Anche, o forse soprattutto, quando non sono così buoni come si sperava.

Le ragioni del cuore non possono avere spazio in un ambito così delicato. E l'errore più grande che si possa fare, anche per chi ha a cuore una esperienza come quella dell'M5S, è esattamente quello di tacere sulle sue criticità.

In altre parole, o forse al limite: è proprio per stimolare il MoVimento a essere «più coerente e più capace di mantenere il timone in mezzo alla tempesta» che vale la pena di coglierla e leggerla sul serio, la tempesta nella quale ci si trova. Altrimenti, pur tenendo la barra a dritta, si rischia seriamente di tenerla dritta verso la direzione sbagliata.

(vlm)

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